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sabato 14 aprile 2012

Villa Olmo: La dinastia Brueghel dal 24 Marzo al 29 luglio 2012

Villa Olmo è una tra le più celebri e sontuose   dimore storiche comasche e ha fatto di Como uno dei centri dell'Illuminismo italiano. Simone Cantoni riuscì ad essere l'interprete d'una classe aristocratica colta e progressista, adottando negli edifici "riformati alla moderna" i valori estetici del "buon gusto", in piena adesione agli assunti teorici dell'Illuminismo, in un momento storico che vide la Lombardia - e Milano - divenire uno dei centri più vivaci ed attivi d'Europa. Citando la studiosa Nicoletta Ossanna Cavadini, è un autentico "universo filosofico" basato sulle proporzioni della sezione aurea. L'architetto entrò in sintonia con la personalità del committente, il marchese Innocenzo Odescalchi,  e decise di avviare un programma di rinnovamento culturale in la cittadina di Como, che comprendeva appunto anche una villa suburbana in linea con le riforme dei Lumi.
Simone Cantoni (Muggio 1739-Gorgonzola 1818) fu l'esponente più famoso di una famiglia di capomastri e architetti ticinesi che operarono a partire dal Cinquecento in area ligure, francese e tedesca. Progettista di una rigorosa architettura neoclassica in cui le citazioni dell'antico e i riferimenti alla cultura francese contribuirono a creare un nuovo linguaggio, pur nella formale osservanza dei "principi" delle regole classiche ripresi nel Settecento, ha lasciato opere raffinate che esprimono alti valori estetici e compositivi correlati all'espressione del "buon gusto". Cantoni  realizzò, nella sua lunga carriera, un centinaio di opere in Lombardia. Particolarmente cospicuo è il repertorio delle ville da lui firmate in Brianza e nel Comasco. Villa Olmo, iniziata a fine '700 e conclusa nel 1812, passò dagli Odescalchi  ai Raimondi, ai Visconti di Modrone e finalmente, nel 1925, al Comune che la adibì a sede di manifestazioni culturali e di grandiose mostre d'arte. Fu in effetti il "biglietto da visita" che permise a Cantoni di realizzare una fortunata serie di residenze di campagna, tra cui si possono annoverare Villa Giovio a Breccia e Villa Odescalchi a Fino Mornasco. Si devono ai suoi ultimi anni il Seminario Maggiore e il liceo classico "Alessandro Volta" di Como. Il nono appuntamento delle Grandi Mostre di Villa Olmo, curato dall’Assessore alla Cultura di Como Sergio Gaddi e da Doron J. Lurie, conservatore dei Dipinti Antichi al Tel Aviv Museum of Art, ripercorrà la storia della più importante stirpe di artisti fiamminghi attivi tra il XVI e il XVII secolo, la dinastia Bruegel.
La mostra è un grande progetto internazionale mai realizzato prima d’ora in Italia, che presenta in modo organico e strutturato le relazioni e il percorso pittorico di quattro generazioni di artisti attraverso cento opere straordinarie.
La vita a tratti misteriosa e la scarsità di notizie certe sulla biografia del capostipite Pieter Bruegel il Vecchio, che cambiò la grafia del cognome cancellando la “h” forse per nascondere la relazione con la cittadina di provenienza, sono i presupposti narrativi di tutta la mostra.
Le informazioni sulla vita di Bruegel sono infatti scarse, lacunose e talvolta contraddittorie e principalmente derivano dallo Schilderboek di Karel van Mander, una sorta di Vasari fiammingo . Data e luogo di nascita precisi sono ignoti, ricavabili solo in via deduttiva. A quei tempi non esistevano registri anagrafici delle nascite, e solo nel 1551 Pieter Bruegel venne citato per iscritto per la prima volta, quando entrò a far parte della Corporazione di San Luca di Anversa qualificandosi come maestro. Essendo l'età di ingresso in tale corporazione fissata intorno ai 21/25 anni, si è collocata la data di nascita tra il 1525 o il 1530, mentre le origini si collocano a Breda o in un paese vicino a seguito di una menzione non documentabile di Ludovico Guicciardini. 
In base a quanto riferito da  van Mander, si formò a Bruxelles alla scuola di Pieter Coecke van Aelst, pittore di corte di Carlo V, architetto, disegnatore di arazzi, persona colta (autore di traduzioni del Vitruvio e di Sebastiano Serlio), che aveva viaggiato in Italia ed in Turchia. Tale ipotesi non è avallata da una parte della critica, che non ravvisa elementi di continuità stilistica tra Bruegel e van Aelst, sebbene Pieter ne sposasse la figlia Mayeken Verhulst Bessemers. Può darsi quindi che Coecke sia stato per lui un amico paterno e un interlocutore da cui venire iniziato a specifici indirizzi culturali, piuttosto che un vero e proprio maestro di bottega.
Fu più fondamentale, per la sua carriera, il contatto con l'incisore ed editore di stampe Hieronymus Cock di Anversa, che ebbe il merito di avvicinarlo alle opere di Hieronymus Bosch. Cock infatti gli fece riprodurre una serie di disegni di Bosch, appartenente alla generazione precedente a quella di Bruegel, da usare come base per la traduzione in opere incisorie. Nello studio di Cock si ritrovavano artisti, letterati, studiosi e amatori, e circolavano sicuramente idee legate all'Umanesimo, in una versione molto intellettuale, e all'alchimia.
Ma non si può cogliere nel dettaglio il percorso artistico del maestro senza partire da Hieronymus Bosch, del quale la mostra di Como presenta in assoluta anteprima il capolavoro I sette peccati capitali.
La relazione tra i due artisti fu fondamentale ed importante, tanto che il Guicciardini arrivò a definire  Bruegel come il “secondo Girolamo Bosco” evidenziando come sia un “grande imitatore delle fantasie” del maestro di  s' Hertongenbosh. Ed è proprio questo un altro presupposto storico della mostra, che presenta le visioni allegoriche, moralistiche e fantastiche prima d’ora inimmaginabili, ma paradossalmente diventate concrete anche grazie alle conquiste della pittura del cinquecento. Bruegel sentì molto l’influenza di Bosch e ne incarnò la capacità di osservazione e di rappresentazione, non limitandosi all’insegnamento morale, ma riuscendo a tratteggiare un vasto universo di tipologie umane.
I registri del comico e del grottesco assunsero una valenza educativa che il Vecchio riuscì a tramandare ai due figli maschi, Pieter il Giovane e Jan il Vecchio.
La dinastia, quindi, cominciò ad articolarsi e la mostra ne trasmette fedelmente la corrispondenza tra le vicende familiari, - nel frattempo secondo numerosi studiosi i figli di Pieter rimettono la “h” nel cognome - e l’evoluzione pittorica di tutti i protagonisti. La genealogia prosegue e si ramifica con i figli dei figli del capostipite, in una complicata rete di relazioni che la mostra presenta con precisione e rigore, fino agli undici figli di Jan, cinque dei quali anch’essi pittori. Il percorso espositivo si focalizza attorno alle vicende di ciascun artista ma si sviluppa secondo una logica a rete, abbracciando i riferimenti internazionali e i fatti storici del periodo di riferimento, come l’esperienza di Jan van Kessel I, figlio di Paschasia, sorella di Jan Brueghel e di Ambrosius Brueghel, artista di grandissima qualità ma poco conosciuto e studiato.
Ancora una volta Sergio Gaddi porta a Como una mostra di altissimo livello storico e culturale.
info:
La dinastia Brueghel dal 24 Marzo al 29 luglio 2012
Villa Olmo, via Cantoni 1, 22100 Como
Orari: da martedì a giovedì: 9 -20 - da venerdì a domenica: 9 -22 (la biglietteria chiude un’ora prima) lunedì chiuso
Aperture festività: 23, 25, 30 aprile,
1 maggio, 2 giugno Orari:23 Aprile: 9 – 20
25 Aprile: 9 – 22
30 Aprile: 9 – 20
1 Maggio e 2 Giugno: 9 – 22



Biglietti:
Intero: 10 €
Ridotto: 8 €
(visitatori oltre 65 anni e tra 6 e 18 anni, universitari fino a 26 anni, gruppi di almeno
25 persone con ingresso gratuito per l’accompagnatore, categorie convenzionate)
Ridotto scuole: 5 €
(gruppi scolastici fino a 25 persone con ingresso gratuito per due accompagnatori)
Gratuito: bambini fino a 6 anni,
disabili con accompagnatore



http://www.grandimostrecomo.it/