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martedì 19 dicembre 2017

Giò Aramini: un artista unico con un grande amore per la natura




Oggi dedichiamo un post a quello che consideriamo un grande artista, un grande scultore e un grande uomo sotto ogni punto di vista… Le sue opere sono di pubblico dominio e a disposizione di tutti, poiché molte di esse sono disseminate nelle montagne sopra a Cernobbio. Non è raro infatti, mentre si passeggia a Piazzola, in direzione Croce dell’Uomo e in zona Bisbino, incontrare delle bellissime creature in legno o leggere versi meravigliosi incisi su tronchi . Simpatici animaletti, fiori, personaggi fantasiosi.. Questa zona di Cernobbio è resa ancor più magica grazie al tocco di Giò Aramini. 



Questo artista è stato un grande imprenditore ed ha dedicato la sua vita al lavoro. Per staccare dai suoi numerosi impegni amava trascorrere i fine settimana nella sua bellissima casa di Piazzola. Qui, ha trascorso anche la sua infanzia in compagnia del nonno Giuseppe che gli tramandò la passione per la natura e per i boschi. Un giorno gli venne la brillante idea di scolpire i tronchi caduti per vecchiaia o a causa di agenti atmosferici ricavandone bellissime figure come civette, galli, gufi, serpenti, cervi, orsi, lumache, fiori e di imprimere antichi proverbi e frasi poetiche.

Ora queste opere fanno parte del panorama della zona e sono davvero bellissime!!! Per chi non fosse mai stato sulle nostre montagne consigliamo una bella passeggiata per godere della bellezza della natura e ammirare le opere di Giò che vi accompagnano lungo il vostro cammino. 



Oggi questo scultore, anche se lui non ama definirsi tale, è in pensione e può dedicare tutte le sue energie a questo meraviglioso passatempo donando il suo tempo alla cura del territorio nord occidentale del Comune di Cernobbio. Giò lavora per passione e amore per la natura e, anche se non si definisce un artista, la sua bravura, la sua semplicità e la sua umiltà lo rendono degno di un titolo ancora più grande.

In commercio c’è anche un libro   dedicato ai suoi amici del bosco: I legni di Giò di Alessandro Dominioni Editore.

Potrete ammirare alcune delle sue opere anche presso il Giardino della Valle a Cernobbio. 



"I veri artisti sono quasi gli unici uomini che fanno il loro lavoro per il piacere di farlo"

A. Rodin

Grazie Giò !!!

venerdì 15 dicembre 2017

Il Museo di Villa Bernasconi - Cernobbio


Una nuova ed originale realtà museale ha aperto le sue porte al pubblico a Cernobbio:
il Museo di Villa Bernasconi. Finalmente questo gioiello Liberty, questo edificio meraviglioso fresco di restauro ora sarà fruibile dal pubblico con un nuovo approccio museale del tutto fuori dagli schemi, dove sarà la “villa” stessa a parlare ed a raccontarsi ai visitatori, accompagnandoli verso la scoperta della sua storia e delle persone che vi hanno abitato a partire dal 1906 ad oggi. Non si tratta, dunque, di un museo nel senso tradizionale del termine, ma di qualcosa di diverso: un percorso innovativo e interattivo grazie a contenuti multimediali, oggetti e documenti storici in prestito da collezioni museali e private, ma anche attraverso esperienze multi sensoriali. La visita, che inizia dal parco e si struttura sui due piani nobili della Villa, anche se il percorso non è obbligatorio. I visitatori infatti possono muoversi in libertà all'interno della dimora. 




Al piano rialzato viene raccontato il contesto storico dei primi del 900.

Al piano superiore viene invece raccontata la storia dell’imprenditore Davide Bernasconi e della sua famiglia.

Una novità assoluta sarà presente all'interno del museo: La Wikistazione di Villa Bernasconi (la prima in Italia) posizionata nella veranda al piano rialzato: una postazione fissa arredata con una poltroncina in stile liberty e un moderno piano di lavoro con il necessario per collegare un pc portatile e lavorare connessi a internet. Ad arricchire la postazione ci sarà anche una ricca bibliografia sul Liberty e sulle ville del Lago di Como a disposizione di chiunque voglia apportare modifiche ai progetti Wikimedia.

La Wikistazione per il momento sarà rivolta ai wikipediani con un po’ di esperienza, che potranno modificare, creare o tradurre voci su Wikipedia e caricare immagini su Wikimedia Commons. Nella Wikistazione… ci sarà anche il Wikipassaporto: un documento stampabile a casa o ritirabile presso il museo, dove sarà possibile apporre il timbro di Villa Bernasconi e quelli delle altre realtà culturali e museali che aderiranno all’iniziativa. 



Che meraviglia!!! Cosa state aspettando? Villa Bernasconi vi aspetta...

Per ogni informazione: https://www.villabernasconi.eu/

BIGLIETTI
8€ intero – 5€ ridotto
gratis under 14 e over 75

Ridotto
• ragazzi/e dai 15 ai 30 anni
• adulti dai 65 ai 74 anni
• Cernobbiesi
• gruppi di almeno 10 persone
• giornalisti in visita personale

Convenzioni
FAI, TCI, Card Parolario, Card Arte&Arte, Card Feltrinelli,
Abbonati: ASFF, Teatro Sociale di Como, Teatro San Teodoro di Cantù,
Tesserati associazioni cernobbiesi, Clienti Anagramma

Gratuito
• under 14
• over 75
• ex dipendenti TSB (è richiesto di raccontare un proprio ricordo)
• persone portatrici di handicap con accompagnatore
• guide turistiche accompagnatrici di gruppi
• giornalisti che realizzano un servizio, accreditati in precedenza
• insegnanti
• membri ICOM e ICCROM
• possessori tessera Musei Lombardia e Wikimedia Italia





domenica 19 novembre 2017

Federica Galli: uno dei maggiori esponenti dell’arte incisoria italiana



Oggi appuntamento con un’artista incredibile e legata anche al nostro territorio...
Federica Galli, è senza dubbio uno dei maggiori esponenti dell’arte incisoria italiana. Nasce nel 1932 a Soresina, alle porte di Cremona e dopo la guerra si iscrive al liceo artistico a Milano nel 1946 e all’Accademia delle belle Arti di Brera nel 1950, dove si diploma in pittura. Inizia a incidere nel 1954. La prima acquaforte di Federica Galli è una veduta di Rovenna. L'artista incise la lastra con il disegno in positivo e dalla stampa ne conseguì un negativo... un errore forse voluto o dettato dalla poca esperienza...? Ad ogni modo, da questa veduta di Cernobbio iniziò una carriera molto interessante e molto attiva. Nel 1966 si sposa con il giornalista Giovanni Raimondi del «Corriere della Sera», ed inizia una serie di viaggi culturali che la portano nelle maggiori città italiane ed europee. 





Questo è anche l’anno in cui l’artista diventa consapevole di essere nata e di avere un grande talento per l’incisione, una tecnica artistica  alla quale si dedicherà in maniera assoluta. La prima mostra è del 1960 a Milano, alla quale seguiranno molte esposizioni in Italia e all’estero: Londra, Parigi, Pechino, Atene, Belgrado, Zagabria. Fra le principali ricordiamo la personale delle "Trentanove vedute di Venezia" nel 1987 alla Fondazione Cini, nell’isola di San Giorgio, dove nessun artista contemporaneo aveva esposto prima di allora. La mostra divenne itinerante e venne trasferita  al Museo civico di Mantova, all’Accademia di Firenze, a Palazzo Sertoli di Sondrio, all’Istituto italiano di cultura a Londra e, nel 1992, per una iniziativa culturale delle ambasciate italiane anche  a Bangkok, Singapore, Seoul, Djakarta e Kuala Lampur. Sul suo lavoro sono stati pubblicati libri e saggi dai più qualificati critici tra i quali Mario De Micheli, Giovanni Testori, Mina Gregori, Carlo Bo, Roberto Tassi, Daniel Berger, Gian Alberto Dall'Acqua, Alberico Sala e David Landau. 



L'artista crea opere dedicate ai paesaggi urbani, alla natura che la circonda, spaziando tra diverse tematiche: scorci di Milano, Torino, Venezia, la pianura Padana, per poi arrivare all’importante ( e meravigliosa)  fase degli alberi monumentali. Nel 1993 espone a Cernobbio presso la biblioteca comunale.
Una mostra splendida che abbiamo visitato era l’ antologica del 2008, a Monza, nella Serra della Villa Reale.
Federica Galli, fra il 1954 e il 2008, ha inciso oltre ottocento lastre dedicandosi principalmente a tre tematiche: i paesaggi, gli alberi e le vedute e sono tutte una più bella dell’altra, un lavoro magistrale che ha portato l’artista ai vertici del successo grazie alla tecnica incisoria 



Federica ci lascia il 6 febbraio del 2009, affidando la sua eredità artistica a una Fondazione di Milano che porta il suo nome e che si prefigge di mantenere viva la sua attività artistica attraverso iniziative didattiche, culturali e commerciali.

Guardate quanto meravigliose siano le opere di quest’artista... dei capolavori !!!





venerdì 17 novembre 2017

La Miascia: un dolce semplice ideale per festeggiare il Natale



Che bello… si avvicina il Natale e oggi, grazie alla nostra Rita, vi presentiamo un tipico dolce natalizio lariano. Ebbene si anche il Lago di Como ha un suo “panettone”, molto meno conosciuto rispetto al mitico dolce milanese, che veniva preparato con ingredienti semplici e che in passato veniva consumato al posto del pasto o appunto per celebrare le feste natalizie. Stiamo parlando della Miascia ovviamente, un dolce gustosissimo e adatto per festeggiamenti in famiglia. Esistono molte varianti alla ricetta originale, oggi vi proponiamo quella della nostra amica e speriamo sia di vostro gradimento.

Ingredienti: 500 g di pane raffermo spezzettato e lasciato ammorbidire con mezzo litro di latte di latte (per 2 ore circa), 2 uova, 3 mele tagliate a cubetti, 20 g di pinoli, 20 g di uvetta, 20 gr di nocciole tritate, scorza di limone grattugiata , 30 g di gocce di cioccolato, 50 g di burro, 2 cucchiai di olio d’oliva, 1 cucchiaio di farina, 60 g di zucchero, mezzo cucchiaino di cannella, zucchero a velo .

Preparazione: Sminuzzare il pane ammorbidito con una forchetta, aggiungere le mele, i pinoli, nocciole, cioccolato, il limone, l’uvetta e mescolate bene per amalgamare il composto. Imburrate e infarinate la tortiera e versate l'impasto. Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 15 minuti e poi a 150° per altri 15/20 minuti fino a quando la superficie sarà di un bel colore dorato. Aggiungete una spolverata di zucchero a velo e se vi piace ancora un pochino di cannella.

Questa torta è ottima tiepida, ma anche il giorno seguente. Un dolce che sa di storia, di semplicità…

Molti la preparano con il liquore, Rita avendo dei bambini preferisce evitarlo ed ha aggiunto gocce di cioccolato e nocciole.

Buon appetito a tutti voi !!!









giovedì 16 novembre 2017

Giuseppe Terragni: massimo esponente del razionalismo italiano




In campo artistico non possiamo non dedicare un post ad un grande maestro: Giuseppe Terragni (Meda 1904 – Como 1943), uno dei più noti esponenti dell’architettura contemporanea italiana del periodo fascista. La sua concezione degli spazi, il suo genio, la sua visione, la linearità, e l’essenzialità dei disegni lo rendono, senza ombra di dubbio il massimo rappresentante del razionalismo italiano. Giuseppe Terragni nasce a Meda ma per iscriversi alle scuole migliori si trasferisce a Como dai parenti materni. Nel 1917 si iscrive al corso di fisica-matematica all'Istituto Tecnico di Como. Nel 1921 si diploma e si iscrive alla Scuola Superiore di Architettura presso il Politecnico di Milano. Nel 1925 il suo giro di conoscenze si allarga e incontra Pietro Lingeri, con il quale si creerà un legame professionale e di profonda amicizia che durerà per tutta la vita. Giuseppe Terragni si laurea nel 1926 con Gino Pollini, Guido Frette, Carlo Enrico Rava, Sebastiano Larco, Luigi Figini e Adalberto Libera. 



Qui si scrive un  pezzo di storia e prende forma il razionalismo italiano con il gruppo dei "sette", un’unione che negli anni successivi diventerà sempre più influente e si trasformerà nel Movimento Italiano di Architettura Razionale nel 1930. Nel 1927 escono quattro articoli considerati il manifesto del Razionalismo Italiano e Terragni è ovviamente uno dei sette firmatari del manifesto. Nel 1928 Terragni si afferma con la realizzazione dell'edificio "Novocomum" a Como, che per le sue dimensioni fu subito soprannominato "il Transatlantico". Questo edificio rappresenta il primo esempio di architettura razionalista in Italia e si sviluppa su una lunghezza di oltre 60 m ed una altezza di cinque piani con impianto planimetrico a pettine e struttura portante a scheletro, realizzata con travi e pilastri in calcestruzzo armato. Ovviamente una simile architettura suscitò delle critiche, essendo completamente fuori dagli schemi classici cittadini. Nel 1931 realizza il "Monumento ai caduti"di Como e nel 1932 porta a termine il progetto della "Casa del Fascio", opera simbolo del razionalismo italiano e pietra miliare dell'architettura moderna europea. I primi studi per la realizzazione di quest'opera risalgono al 1928 e mostrano fin da subito la volontà dell'artista di voler organizzare lo spazio sul modello tradizionale del palazzo. Nella versione definitiva Terragni sottolinea il ruolo monumentale dell'edificio costruendolo sopra un basamento . La "Casa del Fascio" di Como appare come un organismo compatto, a pianta quadrata di 33 m di lato, che si sviluppa per una altezza di quattro piani pari a 17m circa ed posizionata di fronte all'abside del Duomo di Como. Un particolare che è impossibile non notare è il rivestimento dell’edificio in marmo botticino.



 Un’altra particolarità è che questo edificio è stato il primo esempio di progettazione integrale in Europa. Terragni è in piena attività artistica, con molte opere in corso: il progetto per la sistemazione del quartiere Cortesella di Como e la Casa del Fascio di Lissone. Nel 1933 fonda insieme ai compagni astrattisti la rivista “Quadrante” e nello stesso anno Terragni apre uno studio a Milano con l'amico Lingeri. Nel 1936 si occupa dell’asilo Sant’Elia, architettura caratterizzata da ampi spazi luminosi, con forte dialogo tra le intelaiature strutturali e i volumi. Nel 1937 partecipa, sempre con l’inseparabile Lingeri e Cattaneo, al concorso "Concorso del Palazzo Littorio" e nel 1938 al "Concorso del Palazzo dei Congressi dell'Eur" di Roma, presentando un edificio modernissimo e spettacolare. Nel 1938 Terragni elabora il progetto per il "Danteum": un monumento dedicato a Dante Alighieri nel centro storico di Roma. 



Nel 1940 realizza la “Casa Giuliani Frigerio" a Como, dove la matrice compositiva di questa architettura, che sarà purtroppo il suo ultimo capolavoro, sta nella disposizione sfalsata degli appartamenti, tre per piano, caratterizzati da spazi interni flessibili, con fronti differenziati, pensati in modo da creare una facciata principale ed una secondaria che unendosi ad angolo retto alterano l'orientamento del prisma, una soluzione ripresa anche da Cesare Cattaneo nella “Casa” di Cernobbio. Purtroppo Terragni viene chiamato alle armi e inviato prima in Jugoslavia e poi in Russia. Tornerà seriamente provato fisicamente e psicologicamente da questa esperienza e sarà rimpatriato nel 1943 dal fronte russo a causa di una grave forma di esaurimento nervoso. Il 19 luglio dello stesso anno muore stroncato da una trombosi cerebrale sul pianerottolo delle scale a casa della fidanzata a Como. Muore un grande maestro, un genio e con lui sparisce una delle figure più importanti e più dell'architettura moderna italiana. 



*Ringraziamo Elena B. per i testi





mercoledì 15 novembre 2017

Giorgio Bellandi: esponente del realismo esistenziale


Giorgio Bellandi nasce a Milano nel 1931. Si appassiona all’arte da giovanissimo. Fu artista e scenografo di grande talento. Frequenta l’Accademia di Brera ed entra a far parte attivamente dell’ambiente artistico milanese di quegli anni.

Bellandi lavora come scenografo al Teatro alla Scala di Milano e debutterà come pittore negli anni '50 aderendo al realismo esistenziale. Infatti diventerà un esponente di questa corrente : un movimento artistico molto attivo a Milano nella seconda metà degli anni cinquanta.

Il gruppo era composto da giovani talenti, quasi tutti allievi di Aldo Carpi e Francesco Messina. All’origine il gruppo era formato da Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi e Bepi Romagnoli. Il gruppo cominciò a suscitare l’interesse della critica e della stampa anche grazie a Marco Valsecchi, che scrisse un articolo su “Il Giorno”, in occasione di una mostra milanese. Successivamente si uniranno alla corrente altri artisti: Gianfranco Ferroni, Tino Vaglieri, Floriano Bodini e Giuseppe Banchieri e dalla seconda metà degli anni cinquanta il piccolo gruppo si trasformò in un movimento culturale più ampio con Mario Bardi, Dimitri Plescan, Liberio Reggiani, Giancarlo Cazzaniga, Giuseppe Martinelli, Sandro Luporini, Giulio Scapaticci, Adolfo Borgognoni  Giorgio Bellandi e il suo grande amico Rodolfo Aricò.




Il movimento si basava originariamente alla ricerca di qualcosa di diverso, alla ricerca di un'alternativa sia alla pittura informale sia agli effetti dell’esistenzialismo, soprattutto politico, che aveva preso piede a causa dei danni causati dalla II Guerra Mondiale. Ideologicamente questi artisti avevano in comune il rifiuto verso gli autoritarismi e verso i conformismi sociali e politici, in un ambiente orientato complessivamente a sinistra. E’ un’artista dotato di talento e creatività ed esegue opere dalla lettura interessante con tonalità cromatiche intense ma armoniose. Nel '64 partecipa alla Biennale di Venezia e nel '65 fu invitato alla IX Quadriennale di Roma. Bellandi amava la pittura, la libertà d’espressione, amava la bellezza e amava il lago di Como.

Spesso veniva sul Lario in cerca di relax e ispirazione. Bellandi è stato un pittore molto attivo e con all’attivo moltissime mostre in territorio Nazionale ed Internazionale, fino alla malattia che purtroppo gli fu fatale. Muore prematuramente a Como nel 1976. Nel 2002 la prestigiosa galleria Trimarchi Arte Moderna di Bologna gli dedica la Mostra “Giorgio Bellandi: opere storiche. Anni ’50-‘60” dove sono presenti una ventina di opere pittoriche dell’ultimo scorcio degli anni ’50 e ’60. Giorgio Bellandi fu un artista e uno scenografo di grande importanza nazionale, un pittore che ha amato la sua città, legato al Lago di Como e al territorio lariano.



*Ringraziamo Elisabetta G. per il testo

domenica 22 ottobre 2017

Il "Braschin": dolce tipico lariano

Oggi vi facciamo conoscere un dolce tipico del Lario grazie ad Alessia che ci ha fornito le informazioni e la sua ricetta per prepararlo. Stiamo parlando del "Braschin"  in italiano braschino:  un impasto lievitato a base di  farina, burro e tuorli d’uovo, acqua al quale si aggiungono uvetta, noci e  zucchero miscelato con bianco d’uovo. Il suo aspetto  è simile a quello  di una focaccia dolce. Questo dolce è diffuso nella zona nord del lago  Garzeno e Dongo e la ricetta fu probabilmente importata dai migranti siciliani del 1600. All'inizio la ricetta prevedeva l'uso di olio e sale, ma vennero sostituiti dagli abitanti del lago  con lardo e zucchero dando così un tocco lariano ad una ricetta  di origine siciliana. Oggi il lardo non si utilizza più ed è sostituito dal burro. Era una preparazione   semplice, ma sostanziosa, che   veniva cotto vicino alla "brasca" (in dialetto significa brace)  da cui è derivato successivamente il nome del dolce.

Il braschin che prepara Alessia ha una forma tonda ed è composto dai seguenti ingredienti: 

250 g farina
150 g uvetta
50 g zucchero
50 g noci
50 g burro
2 uova
2 bicchieri di latte
1 bustina di lievito
Zucchero a velo

La preparazione consiste nel versare in una ciotola  praticamente tutti gli ingredienti:  farina,  lievito,  uova, latte,  zucchero,  noci tritate, uvetta e burro.

Impastare vigorosamente fino ad ottenere un composto omogeneo. Disporre in una teglia di forma  precedentemente imburrata. Cuocere in forno per circa 40 minuti a 180/200 gradi. Controllate comunque il dolce durante la cottura. Estrarre dal forno, lasciare raffreddare e spolverare con lo di zucchero a velo. A volte Alessia ama variare la ricetta con nocciole tritate al posto delle noci e qualche goccia di cioccolato fondente.



Ringraziamo Alessia per il suo contributo e Buon appetito :-)

lunedì 31 luglio 2017

Davide Bernasconi: breve storia di un grande uomo




Un  salto nella storia di Cernobbio,  o meglio e di chi ne ha fatto parte ed ha contribuito al suo sviluppo. Siamo nel 1872 e Davide Bernasconi, milanese di nascita, si stabilisce a Cernobbio per iniziare la sua personale avventura commerciale, aprendo l' omonima azienda tessile, con circa sessanta telai meccanici destinati a produrre tessuti di pura seta e misto seta con altre fibre naturali come lana e cotone. Bernasconi iniziò con un piccolo stabilimento, ma che in pochi anni si sviluppò fino a raggiungere, prima della fine dell’ottocento, dimensioni decisamente importanti con oltre 600 telai e più di 1000 dipendenti.  La sua azienda era florida e,  grazie ad ingenti capitali a disposizione, continuò il suo sviluppo sia in termini di apparecchiature industriali sia nella corsa alla conquista dei mercati esteri. Agli inizi del 900 si aggiunsero all'azienda cernobbiese altri stabilimenti:  a Morbegno e a Cantello ai quali seguirono quello di Solbiate e di Maccio. L’azienda produceva quasi sette milioni di metri di tessuto all’anno, commercializzato  in tutto il mondo. I cavalli di battaglia  erano i tessuti per abbigliamento femminile, per cravatte e per ombrelli. La sua crescita non si fermò neanche a causa della guerra. Infatti dopo la Prima Guerra Mondiale Bernasconi acquistò ed avviò altri stabilimenti: uno a Pomerio, uno a Giussano e uno a Figliaro.
Bernasconi si dimostrò un grande imprenditore e un uomo premuroso preoccupandosi  anche del benessere delle sue maestranze istituendo dormitori, un condominio per gli operai e delle  abitazioni per  impiegati e dirigenti. Non si interessò soltanto alla fabbrica e ai suoi dipendenti, ma diede un contributo significativo anche allo sviluppo di Cernobbio. Si deve a lui la costruzione dell'asilo infantile (che ancora oggi porta il suo nome), iniziata nel 1880 e ultimata nel  1883. Inoltre nel decennio successivo si mobilitò per portare energia elettrica e gas in tutto il paese. Fu eletto più volte consigliere comunale di Cernobbio e  sindaco. Per "meriti industriali e benemerenza pubblica" fu insignito dei titoli di Cavaliere e Commendatore. Che dire...Un grande uomo sotto ogni punto di vista. Purtroppo nel 1922 morì durante un periodo di riposo a Montecarlo. Le redini dell’azienda passarono quindi  al figlio Leopoldo, supportato dal cognato Raniero Pusterla. Leopoldo all'inizio riuscì a far crescere l'azienda  aprendo un altro stabilimento a Cagno nel 1925. Purtroppo si stava avvicinando una data che tutti noi conosciamo bene, se non in maniera diretta dai libri di storia: 1929. La grande depressione, la crisi della Borsa americana non poteva non ripercuotersi anche sull`economia italiana, anche se il suo impatto fu sicuramente inferiore che in altri paesi. Nel periodo tra il 1933-1935 la situazione iniziò a  normalizzarsi, ma si dovette attendere l`inizio degli anni Cinquanta perché la nostra economia ritrovasse un solido e stabile sentiero di sviluppo. Ovviamente la crisi colpì anche l'azienda Bernasconi, che dovette chiudere gli stabilimenti di Maccio, Cantello e Figliaro, che però di furono successivamente riaperti (nel 1933 Maccio e Cantello, nel 1937 Figliaro). Alla fine degli anni Trenta l'azienda tornò in crescita e riuscì ad espandersi ulteriormente aprendo ancora un altro stabilimento a Bulgarograsso. Pochi anni dopo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale che gettò il Paese nel baratro. La ditta Bernasconi fu privata dello stabilimento di Maccio per essere ceduto alla Maserati che produceva articoli destinati alla guerra. Inoltre ci fu il blocco della produzione di tessuti per l'impossibilità di approvvigionamento delle materie prime e fu interrotto anche il commercio degli ombrelli, soprattutto con il Nord America, che costituiva una quota decisamente importante della società. Fu un vero disastro... Dopo la guerra l’azienda cercò di recuperare terreno ma, a causa della diffusione delle fibre sintetiche a prezzi competitivi, le Tessiture Bernasconi si trovarono in difficoltà a soddisfare le richieste del mercato, divenuto sempre più esigente. Nel corso degli anni Cinquanta l’azienda chiuse tutti gli stabilimenti tranne quello di Cernobbio. Cercarono  un modo per riuscire a salvarlo, ma con scarso risultato: nel 1971 la società fu sciolta e messa in liquidazione.
Rimangono tuttavia  molti segni lasciati da questa grande famiglia, basta ammirare la splendida Villa Bernasconi, un gioiello liberty di grande valore storico, in ricordo di un uomo che ha contribuito a scrivere la storia della bella cittadina lacustre.



sabato 1 luglio 2017

Osteria del beuc: locale storico di Cernobbio




Oggi vi parliamo di una trattoria molto amata da turisti e non..Una trattoria di qualità, con prezzi onesti ed una location suggestiva, nel cuore di Cernobbio, nel bellissimo centro storico. 



L'Osteria del Beuc mantiene le caratteristiche distintive dei circoli cooperativi degli anni trenta. L'attento recupero degli originari serramenti art déco unito al tocco anni sessanta dei lampadari, del bancone bar e dei pavimenti in palladiana di marmo, dona all'Osteria un fascino retrò molto particolare.
Procedendo nello stesso solco di tradizione e modernità, la cucina rivisita piatti tipici della tradizione lariana e regionale italiana, senza stravolgerli: stinco di maiale, gnocco fritto, risotti, ravioli freschi, pizzoccheri, pesce di lago... . Le porzioni sono generose e prezzi competitivi. I titolari sono sempre attenti alla ricerca di piccoli produttori artigianali e al rigoroso utilizzo di prodotti freschi legati alla stagionalità.




Vi consigliamo di prenotare perché è sempre pieno e rischiereste di non trovare un tavolo. D’estate si può mangiare anche all’esterno con tavolini nel centro storico pedonale e anche vicino al lago per la presenza di alcuni tavoli nel vicolo dietro alla trattoria. Una nota particolare la dedichiamo a Claudia, una persona straordinaria, simpatica e una grande lavoratrice. Ovviamente tanti complimenti anche a tutto lo staff per il successo di questo grazioso locale, un successo più che meritato!




Se siete a Cernobbio non potete non andarci... Buon appetito!!!


Per ogni informazione visitate il sito internet: http://www.osteriadelbeuc.it/


domenica 25 giugno 2017

Alessandra Fusi: illustrazioni magiche

Oggi non vi parlo di un’artista delle nostre zone, ma di una fantastica pittrice e designer che ha omaggiato il nostro bellissimo lago con il suo tocco magico. Usciamo dai confini lariani per presentare questa donna incredibile. 




Alessandra Fusi nasce a Roma nel 1984, dove frequenta l'IED Institute of Art and Design, laureandosi in illustrazione e animazione multimediale nel 2006. Da allora ha lavorato come illustratrice di libri per bambini, giochi in scatola e prodotti di cancelleria. Alessandra Fusi è un’artista completa: illustratrice, pittrice, grafica, tattoo artsist, designer di gioielli. Il suo talento è indiscutibile e tutte le sue creazioni meravigliose... E’ un’artista che dona orgoglio a tutta l’Italia e non sto esagerando. E’ davvero bravissima!!! 





A livello pittura ha al suo attivo molte mostre personali e collettive in Italia, Francia e Stati Uniti. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: "Tra la Terra e l'acqua", "7 Gatti" (Camelozampa), "Le bel uniforme gris", "Le grand voyage de Tessie" (Anna Chanel), "La Nuit du Saphir" Reine "(Eveil & Découvertes) e la rivista" Focus Family "(Mondadori Group) , Pintoricchio-un mondo in miniatura di Corsare edizioni.
Alessandra ama le fiabe, il tè, la musica, la danza e ovviamente i gatti…. E lo si può intuire da molte delle sue opere… 




Visitate il suo sito e non resterete certo delusi. Guardate che meraviglie è in grado di creare!!! Davvero magica… ci auguriamo che possa tornare presto sul lago di Como per dedicarci molte altre opere!! Lo ammetto sono una sua ammiratrice... ma datemi ascolto e  seguite il  consiglio visitando i siti a lei dedicati: 


seguitela sul suo blog e su facebook





Guardate le sue opere... sono davvero magiche!!!!





martedì 6 giugno 2017

Jerry Fresia: paesaggi lariani in chiave impressionista



Dedichiamo un altro post all'arte...



Andiamo alla scoperta di artisti sul territorio lariano conoscendo Jerry Fresia, una americano innamorato del lago di Como che vive sul Lario con la bella moglie Conchitina da una decina d’anni, prima a Lenno e ora a Bellagio. La coppia ha una  galleria d'arte nella perla del lago di Como dove il turismo internazionale e gli appassionati d'arte di tutto il mondo, che ogni anno visita la cittadina, possono ammirare ed acquistare le opere di questo artista davvero capace. Fresia, in età giovanile, ha studiato pittura presso l’atelier di William Shultz ed ha conseguito un dottorato in Scienze politiche presso la University of Massachusetts. Grande uomo di cultura, ha insegnato in numerose università negli Stati Uniti e pubblicato testi che riguardano la pratica e l’estetica dell’impressionismo francese.


Jerry Fresia è un artista creativo e dotato. Un pittore capace di far vivere il paesaggio lariano sotto chiave impressionista. Un artista che apprezza la leggerezza, la delicatezza e la libertà espressa nei suoi dipinti attraverso colori tenui armoniosamente combinati. I suoi quadri sono piacevoli, leggeri, freschi e danno  piacere agli occhi e al cuore.  Jerry Fresia ha scoperto il suo talento per la pittura a 40 anni ed ha realizzato un sogno che ha coronato sul nostro bel lago. 



La sua meravigliosa galleria della sapore impressionistico francese è "nascosta" in una delle piccole e caratteristiche strade di Bellagio dove l'artista organizza anche corsi di pittura.

Per ogni informazione in merito vi lasciamo il link della galleria per entrare in contatto direttamente con il proprietario e ricevere ogni tipo di informazione http://www.fresia.com/

Se siete a Bellagio non potete non fermarvi a dare un'occhiata
F R E S I A

Via Roma, 20
22021 Bellagio (CO)
Italy

Apertura da Aprile a Ottobre


Jean Baptiste Camille Corot: uno dei più sensibili paesaggisti dell'Ottocento




Oggi parliamo di arte e più precisamente di Camille-Jean-Baptiste Corot conosciuto anche come Kamill Koro, Kamill Korot, Pere Corot, nato a Parigi il 17 luglio 1796 e figlio di un mercante di stoffa e di una modista, i quali prevedono per lui una vita dedicata al tessile. Dovettero cedere quando si trovarono di fronte al talento e all’interesse che il figlio mostrava verso  il disegno e la pittura e nel 1817  ed  lo appoggiarono per allestire uno studio nella loro casa a Ville-d'Avray .
In seguito si iscrive al laboratorio di Jean Victor Bertin, che lo introduce alla corrente neoclassica  e comincia a dedicarsi alla pittura all'aria aperta. Essendo benestante di famiglia Corot dipinge per passione e per soddisfare la sua sete di arte, senza preoccuparsi di dover incontrare il riscontro del pubblico, dei galleristi e dei mercanti.

Nel 1825 Corot intraprese un   lungo viaggio in alcune  città di alto interesse artistico considerato quasi d'obbligo allora per i paesaggisti (gran tour) ed ovviamente la prima meta fu l’Italia: il paese dove la sua maturazione artistica giunse a una svolta decisiva e dove eseguì più di  duecento disegni e oltre cento  dipinti in meno di tre anni. La bellezza del paesaggio italiano era una fonte continua di ispirazione e voglia di fare. 





In Italia ebbe l'opportunità di ammirare città come Roma e Tivoli, dove rimase senza fiato contemplandone il grande patrimonio artistico. Nel 1828 visitò Napoli e si accostò alla scuola di Posillipo, per poi fare a tappa a Venezia prima di rientrare in Francia . A catturare l'attenzione di Corot in Italia non vi fu solo la bellezza del territorio e le architetture, infatti il pittore rimase  colpito ed ammaliato anche dalla bellezza delle donne italiane. Fu una distrazione a cui fu difficile resistere, ma egli continuò a dedicarsi con la massima attenzione al suo operato artistico.

Tornò in Francia  e passò anni dedicandosi alla pittura. Nel 1829 si recò a Barbizon, una cittadina nei pressi della  foresta di Fontainebleau, per poterne ritrarre le bellezze naturali. L' anno successivo entrò in contatto con un gruppo di pittori appassionati di pittura all’aperto come lui : Théodore Rousseau, Constant Troyon, Jean Francois Millet, Charles Francois Daubigny e Paul Huet e fondarono insieme la scuola di Barbizon, apportando inconsapevolmente un profondo rinnovamento nello studio dal vero e nella pittura paesaggistica sia dell’epoca che odierna. Per Corot fu un periodo assai produttivo dal punto di vista artistico, ma durante l’esposizione dei suoi dipinti nelle varie occasioni pubbliche l'accoglienza del pubblico verso i suoi lavori non fu entusiasmante, una delusione che lo porterà a tornare nuovamente in Italia. 



Corot torna nel bel Paese nel 1834, soggiornando prima a Venezia e successivamente in Toscana apprezzandone la natura selvaggia e i colori suggestivi. Sulla strada del ritorno si fermò in Lombardia e rimase incantato dal lago di Como. In particolare apprezzava i colori e l’atmosfera del lago avvolto nella leggera foschia, una situazione visiva ed emozionale che cambierà ed influenzerà la sua arte in modo decisivo e positivo. Le leggere foschie che il pittore osservava sul lago di Como risvegliano in lui il gusto verso orizzonti e  paesaggi avvolti nella nebbia. La sua sosta in questo luogo magico cambiò totalmente il corso della sua carriera. Nonostante il precedente e scarso riscontro di pubblico verso le sue opere, trovò grazie ad altri dipinti un grande e famoso ammiratore: Charles Baudelaire che difese il suo pittore prediletto contro tutta l'opinione pubblica  e lo definì il capo della moderna scuola di paesaggio. Grazie al suo intervento,  Corot iniziò gradualmente a conquistare il favore della critica e del pubblico e consacrò la sua celebrità nel 1855 con l'Esposizione Universale quando Napoleone III comprò un suo quadro. Da quel momento in poi la sua carriera subì un’impennata inarrestabile. All'inizio del Novecento rivela al pubblico anche dei dipinti più personali e segreti rappresentati da «figure», suscitando anche l'entusiasmo dei cubisti.

Morì, infine, a Parigi il 22 febbraio 1875.


domenica 23 aprile 2017

Moltrasio: un piccolo paese dal fascino unico

Oggi vi parliamo di uno dei nostri paesi preferiti del Lago di Como... Moltrasio, una perla situata sulla riviera occidentale nel primo bacino del lago di Como a pochi minuti da Cernobbio. Moltrasio è conosciuta per le sue famose ville e dimore di personaggi illustri, i suoi giardini, la sua ospitalità, il clima mite e soleggiato ed il panorama davvero incantevole. Le antiche origini di Moltrasio sono documentate dal ritrovamento di un’ascia di rame risalente al 2000 a.C. e dal rinvenimento dell’arredo di una tomba gallica risalente a due secoli prima della nascita di Cristo. Subito dopo l’anno 1000, Moltrasio vive la sua epoca di maggiore splendore. E’ in questo periodo che vengono realizzati i monumenti più antichi del paese.Verso la fine del 1200 il paese acquisì il titolo di borgo e all'inizio del 1400 ottenne la cittadinanza comasca che comportava molti privilegi per gli abitanti. Nella prima metà del 1500 Moltrasio venne saccheggiata dalla sua antica rivale, il piccolo paese di Torno di cui parleremo presto in un altro post. Successivamente nel 1630 il paese fu colpito da una terribile piaga: la peste. Nell'ultima guerra, Moltrasio fu teatro, soprattutto sui monti circostanti, della lotta partigiana con la presenza di alcuni gruppi collegati alla brigata Garibaldi e le sue valli, geograficamente in posizione strategica vicine alla Svizzera, sono state percorse da decine di uomini che per arrotondare i magri stipendi e per permettere ai figli un futuro migliore, portavano i sacchi con merce di contrabbando oltre confine.


Oggi il paese si estende per 8,86 km² e conta circa 1600 abitanti . E’ costituito da tante caratteristiche frazioni che dal lago salgono fino ai monti. E qui apro una parentesi che mi sta particolarmente cuore. A Moltrasio si svolge il "Palio delle Frazioni " e personalmente adoro questo tipo di manifestazioni che tengono vive le tradizioni di un luogo. Con la bella stagione in arrivo il paese si veste di tantissime bandierine colorate poiché ogni zona ha i propri colori e si svolgono sfide e giochi per stabilire quale sia la frazione più forte. Il paese si anima e si passano belle serate in compagnia. Ecco il link dedicato al palio dove potrete vedere le date esatte per l'anno in corso e gli eventi collaterali. http://paliodimoltrasio.it/sito/ Chiusa parentesi :-) . Moltrasio era famosa anche per le antiche “cave di pietra moltrasina” ancora visibili percorrendo il “Sentee di Sort”, un sentiero bellissimo per gli amanti delle passeggiate in mezzo alla natura. La pietra di Moltrasio, vanto dei Maestri Comacini, è stata utilizzata in paese per costruire i numerosi crotti, ove anni addietro si conservava il vino locale. I caratteristici terrazzamenti realizzati con muri a secco, sono presenti ancora oggi, se pur in numero minore a causa dell’accrescimento edilizio e non sono più utilizzati come vigneti, ma come orti o giardini privati. Percorrendo il sentiero che abbiamo citato sopra noterete la presenza di queste "costruzioni". Tornando in paese vi consigliamo di visitare la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino con numerose reliquie tra le quali la presenza di un frammento della Santa Corona, detta la Sacra spina , donata alla parrocchia nella prima meta del settecento Sul territorio comunale è presente anche la chiesa di sant'Agata che risale all'undicesimo secolo ed è decorata con affreschi alcuni dei quali recentemente riportati alla luce durante un'operazione di restauro che ha rimosso lo strato di intonaco che li nascondeva. In riva al lago c'è la cappella dedicata a San Rocco e nella frazione di Tosnacco c'è la chiesa della Regina Pacis.
Per gli amanti del trekking e della mountain bike i monti che fanno da cornice al paese sono l'ideale con sentieri ed itinerari dedicati a tutti dai più semplici per famiglie ai più impegnativi dedicati ai veri sportivi. Un altro motivo per cui adoro Moltrasio è la presenza della mitica "Canottieri Moltrasio" (http://www.canottierimoltrasio.com) una tra le prime società in Italia nella classifica premi società della Federazione Italiana Canottaggio, vincitrice di quasi una ventina di titoli tricolori negli ultimi anni.



A parte per l'impegno sportivo la Canottieri Moltrasio non si dedica solo al canottaggio ma anche al divertimento, all'aggregazione, alla comunità , all' allegria e partecipa ed organizza appuntamenti immancabili dedicati a tutti i cittadini e ai turisti. Questa magnifica associazione organizza feste e eventi ormai decisamente famosi come la SAGRA DEL PIZZALLO, la FIERA DI SAN MARTINO e la FESTA ESTIVA dove c'è anche la presenza di una gustosa cucina, dove bravissimi volontari grigliano a più non posso per la gioia dei presenti. Un altro evento unico è la TRAVERSATA del lago. Ogni anno infatti , alla fine di luglio, quasi 500 persone anzi direi 500 coraggiosi di ogni età si ritrovano in via Bellini dove vengono traghettati con i gommoni a Torno per poi tuffarsi nell’acqua, solitamente piuttosto fredda del Lario, per raggiungere Moltrasio a bracciate con muta, salvagente, braccioli, con cagnolino al seguito, occhialini con qualsiasi cosa.... Tutti prendono parte alla Traversata per viverla, portarla a termine, raccontarla e dire "Io ho fatto la traversata del lago". Una grande festa di colore e passione e tradizione. Non vi basta? Poi chiedetevi perché ci piace Moltrasio!!! Perché è un piccolo paese tranquillo che durante la bella stagione diventa ancora più bello e ricco di brio e vitalità.



A Moltrasio si trova una delle ville più belle e richieste per matrimoni del Lario la Villa Passalacqua (http://www.thevillapassalacqua.com/) edificata a fine Settecento grazie alla famiglia Odescalchi e acquistata successivamentedal conte Andrea Lucini Passalacqua. Questa dimora ospitò personaggi di rilievo come Vincezo Bellini, Napoleone e Churchill.
Questa villa di lusso ha ben otto suite con alti soffitti alti, pavimenti antichi e bagni grandiosi. Le camere sono arredate con mobili antichi, tappeti persiani e lampadari veneziani.
Il giardino è costituito da terrazzamenti degradanti verso il lago con limoni ed ulivi. Villa Passalacqua offre lo spazio e l'ambiente necessario per l'organizzazione di eventi extra lusso e matrimoni da favola. Insomma un paese che offe davvero tanto molto grazioso ed amato dai turisti. Offre delle strutture alberghiere qualificate e sono nati anche molti alloggi bed & breakfast.
Segnaliamo la presenza di un hotel di lusso Il Grand Hotel Imperiale che si affaccia direttamente sul lago e incontra la magia di un paesaggio unico al mondo. Luogo caro a scrittori e poeti che fin dai tempi antichi ne hanno celebrato quiete e tranquillità.


Costruito agli inizi del ‘900 in stile liberty con il nome di Hotel Regina, fu chiuso dopo la seconda guerra mondiale per diversi anni. Nel 1995 grazie all' ambizioso progetto dell’architetto Terragni, fu riaperto con il nome di Grand Hotel Imperiale. La ristrutturazione diede un carattere unico all’albergo unendo gli elementi lineari dello stile razionalista ai preziosi dettegli del tardo stile liberty.
Negli anni successivi continuò l’opera di recupero delle aree nel parco e dal 2012 con la ristrutturazione e di Villa Riva e la creazione del centro benessere il Grand Hotel Imperiale si è trasformato nel resort extra lusso di oggi. Sulla riva del lago sorge anche il ristorante Imperialino aperto al pubblico e non solo ai clienti dell'hotel. Eccovi il link http://www.hotelimperialecomo.it/it/.
Segnaliamo anche un albergo che ci piace molto:  lo storico  "Hotel Posta" di proprietà della Famiglia Vanini-Taroni dal 1932. Un albergo davvero grazioso a completa gestione famigliare,  che offre un'ospitalità unica, un ottimo servizio e un'ottima posizione . Cosa volete di più? Ah certo c'è anche il bellissimo ristorante "La Veranda"  e il "Cafe Bellini"!!! Se amate la comodità, il relax e  l'accoglienza di casa alloggiate al Posta e non sarete certo delusi. Vi lasciamo il link per entrate in contatto direttamente con l'hotel - https://www.hotel-posta.it/



A Moltrasio c'è anche un bellissimo lido gestito da una famiglia del posto con una piccola spiaggia, ombrelloni, sdraio, docce e trampolino amato soprattutto dai bambini. La sera il lido si trasforma in ristorante pizzeria pee cenare a lume di candela direttamente a due passi dal lago. In centro troverete anche il bar "La Vecchina" con i suoi tavolini all'aperto luogo ideale per un aperitivo o una serata in compagnia apprezzato sia dai comaschi che dai turisti.

Insomma Moltrasio merita di essere visitata e vissuta soprattutto con la bella stagione. Un altro paese meraviglioso sul lago più bello del  mondo...


giovedì 13 aprile 2017

Schignano: storia, natura, accoglienza e Carnevale...


(Al Marnich: agriturismo top!!!)

Oggi vi parliamo di un bellissimo paese che merita sicuramente di essere visitato: Schignano. Questo paesino che si trova a circa 650 metri di altitudine è formato da varie frazioni fra i monti Sasso di Gordona, San Zeno e Gringo. Schignano è davvero grazioso e offre in ogni stagione una bella opportunità di riposo e di vacanza, ma è anche un luogo ricco di eventi soprattutto nella stagione estiva con manifestazioni semplici, spontanee ma molto coinvolgenti.

Da Schignano è il punto ideale per gli amanti della montagna infatti ci sono numerose escursioni verso rifugi e strutture agrituristiche lungo la linea Cadorna, una serie di fortificazioni risalenti alla Prima guerra Mondiale.
Il paese è da favola con piccoli vicoli e le piazzette dove è possibile riscoprire piccoli tesori dell’arte degli scalpellini come fontane, lavatoi, portali.
La parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta, di origine romanica e rimaneggiata nei secoli successivi offre interessanti esempi di arte lombarda, in particolare la statua lignea dell’Assunta e il paliotto in scagliola.
Nonostante la trasformazione della società, a Schignano continuano a sopravvive consuetudini e tradizioni legate al passato, prima fra tutte, il Carnevale. 



Il Carnevale di Schignano è un evento davvero unico e coinvolge tantissime persone volontari, residenti, amici, associazioni. L’unione fa la forza giusto?? Ecco questo è un bellissimo esempio: tutti partecipano alla costruzione del Carnevale di Schignano e tutti godono del meritato successo che ottengono edizione dopo edizione. A fondo post vi lascerò il link per accedere direttamente al sito dedicato alla kermesse.
Le maschere tipiche, rendono questa manifestazione un evento di grande spessore folkloristico e culturale. Se non siete mai stati a questa festa vi consiglio di farlo al più presto! Non è il classico carnevale perché in questo paese assume un significato molto profondo. Schignano era un paese povero e molta gente emigrava per cercare fortuna all’estero. Pensate che uno degli abitanti morì nel naufragio del Titanic. Ovviamente quelli che partivano erano principalmente gli uomini in cerca di lavoro e al paese restavano solo donne e bambini. Gli uomini tornavano solo qualche mese all'anno dall’8 di dicembre per poi ripartire la mattina dopo il martedì grasso. Perciò il Carnevale era visto come un addio. Da questa storia potrete capire perché molte maschere girano con le valige. I personaggi più conosciuti sono i bei e brut ovvero i belli e i brutti. I belli sono quelli che hanno fatto fortuna e tornano ricchi, pieni di gingilli, collane d'oro, vestiti colorati e che avanzano con un'andatura orgogliosa. I brutti invece tornano senza aver fatto fortuna anzi… sempre più poveri e disperati. Affogano i dispiaceri in alcool e donne e girano ubriachi per il paese. Non vi abbiamo incuriosito? Dovete vederlo almeno una volta nella vita! Non ci sono scuse. Carnevale a parte, Schignano si può visitare durante tutto l’anno anche se noi vi consigliamo la bella stagione ovviamente.. In questo piccolo paese troverete tutto ciò che vi servirà per trascorrere una bellissima vacanza: natura, cultura, accoglienza, arte… la sua bellezza sta nella sua semplicità. Vi consigliamo di alloggiare all’agriturismo Al Marnich che si trova a 2,6 km da Chiesa di San Zeno e a 10 km da Argegno. A disposizione degli ospiti un ottimo bar caffetteria / ristorante con Wi-Fi gratuito e per dormire 14 camere con biancheria da letto di alta qualità, un kit per la preparazione del caffè e set di cortesia. Un posto davvero bellissimo!!




Per mangiare c'è anche il Bar trattoria Bel Sit è un locale molto noto nella zona comasca, sia per i tanti servizi offerti, sia per la loro qualità. L’osteria si trova nella via principale del paese ed offre un’ampia scelta di piatti tipici della tradizione comasca.




Link utili
http://www.al-marnich.it/

domenica 2 aprile 2017

Villa Sola Cabiati e Grand Hotel Tremezzo: storia, eleganza e lusso sul Lago di Como




Come non notare la sua imponenza e bellezza? Sicuramente è una delle ville più belle del Lago di Como, un dimora storica stupenda di assoluto prestigio che apre le porte al pubblico poiché sarà gestita dal Grand Hotel di Tremezzo, un hotel meraviglioso ed elegante, che la utilizzerà come location di eventi, matrimoni, ma anche per iniziative dedicate al soggiorno dei propri fortunatissimi ospiti. Stiamo parlando di Villa Sola Cabiati: la residenza Settecentesca della famiglia Serbelloni. La villa è un vero un gioiello architettonico con opere d’arte al suo interno ed un bellissimo parco racchiuso da una bellissima cancellata che è impossibile non notare. L’edificio fu costruito nei primi del Settecento per volontà della duchessa del Carretto che la vendette poi alla famiglia Brentano. All'epoca la villa era nota col nome di "Casa Grianta. . Successivamente fu acquisita dal duca Gabrio Serbelloni e nella seconda metà del settecento la villa ospitò Giuseppe Parini assunto quale precettore per i figli del nobile. Grazie a Gian Galeazzo Serbelloni, figlio di Gabrio, avvenne la definitiva trasformazione in stile neoclassico che dono all'edificio il maestoso aspetto attuale. La dimora tuttavia continuò a mantenere il suo carattere di residenza estiva e di luogo di riposo che le valse il nome di "La Quiete". Dopo le nozze fra Luisa Serbelloni e il marchese Lodovico Busca, l'intera proprietà fu rilevata dalla famiglia del marchese e in seguito, dai conti Sola Cabiati, imparentati coi Busca grazie al matrimonio fra Andrea Sola e Antonietta Busca nel 1871. Se fino a poco tempo fa era proprietà privata e un luogo riservato a pochissime persone, oggi torna alla “vita” grazie all’unione con il Grand Hotel Tremezzo. I proprietari del noto albergo potranno far vivere ai loro ospiti il privilegio di poter accedere e godere della bellezza e della storia di questa luogo da sogno. Le due strutture sono a pochi minuti di auto e saranno collegate da un servizio limousine sia via terra che via lago.

L’accoglienza a cinque stelle su lago di Como viene così arricchita da un importante tassello che porta lustro e notorietà a tutto il territorio.

Per informazioni e prenotazioni visitate i siti:
http://www.grandhoteltremezzo.com/it/home/


http://www.villasolacabiati.com/