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mercoledì 20 febbraio 2013

Piazza Risorgimento: il cuore di Cernobbio ("La Riva")


Cernobbio offre panorami mozzafiato.  La sua posizione strategica, la  bellezza  del lago di Como,  la sua gente e la sua storia rendono la cittadina amata e visitata da moltissimi turisti. Cernobbio è oggi riconosciuta come una rinomata località turistica di livello nazionale ed  internazionale. Ci sentiamo di dire che Piazza Risorgimento altrimenti conosciuta come “Riva” è il suo cuore..



Un’ampia piazza che si affaccia direttamente sul lago ed offre un panorama incantevole durante tutte le stagioni dell’anno. Un bellissimo imbarcadero in stile liberty, conservatosi magnificamente, offre un comodo servizio per raggiungere con il battello tutte le località più belle del lago. La portineria, anch’essa in stile liberty, di Villa Gastel che contribuisce all’arricchimento del  panorama rendendolo quasi da fiaba.



Non può certo passare inosservato  il Monumento ai Caduti, inaugurato il 18 marzo 1923,  che troneggia su tutta la piazza ed situato di fronte all’imbarcadero. L’opera è composta da  un gruppo di figure in bronzo dello scultore  Angelo Galli che rappresenta   le  principali tappe dell’unità dell’Italia. La statua è posta su un alto basamento di granito. Nel 1945 è stata aggiunta al monumento  una lapide in ricordo dei caduti della seconda Guerra Mondiale, e l’ultimo restauro del monumento è datato 1986.
 


Tutta la Riva è alberata e circondata da panchine per dedicarsi al relax lasciandosi rapire dalla bellezza  del luogo. Non può mancare uno spazio per i bambini .. in Riva  c’è  un parco giochi  dove i più piccoli possono giocare in sicurezza, mentre mamma e papà si godono un buon caffè in uno dei locali presenti in piazza. Sempre per i bambini segnaliamo la presenza di   una piccola giostra. Ovviamente non mancano i luoghi di ristoro: in Riva a Cernobbio sono presenti quattro bar ristoranti tutti con tavoli all’aperto, che accolgono migliaia di turisti e visitatori durante la bella stagione. Uno dei locali ha a disposizione una piscina aperta al pubblico durante l’estate. In “Riva” avrete anche la possibilità di noleggiare una barca per godervi una bella gita sul lago in libertà.

 

In questo luogo vi è anche la sede della Canottieri Cernobbio e di fronte ad essa un  molo ottocentesco datato 1878. Degna di nota anche la fontana, che spesso d’estate ospita una coppia di germani che sembrano essere a loro agio mentre si fanno fotografare dai turisti.
 

 
 

Sembra un’esclamazione esagerata , ma  passeggiare per la Riva, udire le risate gioiose dei bambini mentre giocano o danno da mangiare ai cigni e ai gabbiani al molo, incontrare le persone sorridenti a spasso con in proprio cane, sedersi su una panchina magari in compagnia di un buon libro e godere di uno dei panorami più belli del Mondo è un’esperienza molto appagante, appagante e straordinaria nella sua semplicità!!!! Una tappa obbligatoria per chi visita Cernobbio e non è così fortunato da potersi godere questo luogo magico ogni giorno… Prima di concludere segnaliamo una particolarità..
 
 
photo Andrea Gatti
 
 
Vicino all’imbarcadero abbiamo riscontrato qualcosa di particolare: nel 2006  lo scrittore  Federico Moccia fece conoscere al mondo, tramite l’uscita di un suo famoso libro (Ho voglia di te) un ponte di Roma  conosciuto come il  ponte degli innamorati per via dei lucchetti che le coppie attaccano a delle catene posizionate per questo scopo… Non sappiamo se si tratti dello  fenomeno, ma sono spuntati numerosi lucchetti anche in Riva a Cernobbio, che presumiamo siano stati lasciati come pegno d’amore eterno da giovani innamorati rapiti dal questo luogo romantico..
 



 

Durante il periodo estivo vengono organizzati eventi e serate in cui gustare piatti della cucina locale. Il più famoso è quello organizzato dalla Canottieri ed attira da sempre un gran numero di visitatori. Ricordiamo anche l’appuntamento fisso del mercoledì mattina con il mercato e la possibilità di parcheggiare le auto all’interno dello spazio pedonale.

 

 

 
 

martedì 19 febbraio 2013

Cernobbio: Chiesa di San Vincenzo


La chiesa di San Vincenzo, il patrono del paese, è sicuramente la più bella chiesa di Cernobbio e sorge nel cuore del centro storico della cittadina. Le sue origini sono molto antiche poiché venne rinvenuta la sua presenza sul territorio in un documento del XII secolo. Fu consacrata dal vescovo Giambattista Mugiasca tra il 1757 e il 1775. La facciata fu realizzata nel 1861 dell’architetto Giacomo Bussi in collaborazione e soprattutto grazie al contributo economico e morale del canonico di Sant’Ambrogio a Milano, don Gianorini che amava molto la bella città lariana . La facciata è in classico stile barocco, con un bellissimo gioco di colori che creano un bellissimo effetto: la purezza dell’intonaco beige che si sposa con il rosso delle decorazioni in cotto.





Nelle due nicchie che ornano il portale sono rappresentati San Costantino e Sant’Ippolito. Entrando nell’edificio a sinistra dell’ingresso vi era l’antico battistero. Il fonte fu rimosso e posto, da don Umberto Marmori, in giardino per portare tutte le celebrazioni alla chiesa del Santissimo Redentore. L’altare laterale destro accoglie una statua in gesso della Madonna Addolorata databile agli inizi del Novecento, proveniente dalla nuova chiesa del Santissimo Redentore a Cernobbio.
L’altare di sinistra è settecentesco. La volta della chiesa è affrescata divinamente dai pittori Lietti e Torildo Conconi con una Gloria di Angeli e con i Quattro Evangelisti. La volta del presbiterio è invece decorata con la Santissima Trinità adorata da San Vincenzo e le pareti con Episodi della vita di San Vincenzo e San Lorenzo. L’altare della chiesa è in legno dipinto e costituisce una copia dell’originale che andò distrutto nel 1978 a causa di un incendio. Una bellissima statua raffigurante la Madonna del Rosario del Seicento è posizionata nella nicchia centrale opera del comasco Giovanni Gaffuri detto il Vecchio, un artista, scultore ed intagliatore molto attivo nel territorio comasco. Sul fondo della navata sono collocate altre due statue di fine Ottocento: Sant’Abbondio e Sant’Ambrogio. Oltre alle numerose opere d’arte è di proprietà della Chiesa anche un Crocefisso databile agli inizi del Cinquecento da utilizzare in processione opera di uno degli orafi più famosi del tempo: Francesco di Ser Gregorio da Gravedona, appartenente alla famiglia dei discendenti di Ser Gregorio da Canova.



La preziosa Croce processionale è datata 1508 e possiamo risalire con facilità alla data poiché questo gioiello ha molte analogie con un’altra Croce fatta dallo stesso orafo destinata alla prepositurale di S. Vincenzo in Gravedona; rubata e distrutta nel 1920 dove è però presente una documentazione fotografica. Si è potuto così riscontrare le analogie formali tra le due opere. Anche l’organo, posto nella controfacciata è un’opera d’arte realizzato della casa organaria Bernasconi, fornitrice ufficiale del Duomo di Milano. San Vincenzo è stata la chiesa parrocchiale di Cernobbio fino al 1935 quando il titolo passò alla nuova chiesa del SS Redentore. A lato della chiesa antica è rimasta la canonica del prevosto. La chiesa ha subito un intervento di restauro al campanile nel 2005. Ricordiamo che san Vincenzo si trova nel centro storico a pochi passi dal lago e sicuramente merita una visita da parte degli amanti dell’arte e non solo..


 

domenica 17 febbraio 2013

Alessandro Volta : uno dei fisici più famosi d'Europa


Il conte Alessandro Volta nasce a Como il 17 Febbraio del 1745 e vive gli anni della sua infanzia e dell'adolescenza nella villa che attualmente è situata in città. Sin da giovane si avvicina agli studi scientifici e scopre un'innata passione per lo studio dell'elettricità, tanto da scrivere nel 1763, all'età di 18 anni, i suoi primi saggi sull' elettrologia. All'età di 30 anni, nel 1775, diviene professore di fisica sperimentale al Liceo Ginnasio Statale di Como. Nello stesso anno costruisce l'elettroforo, un rudimentale dispositivo che consentiva di trasferire cariche elettrostatiche per induzione e sfregamento. Nel 1778 si trasferisce a Pavia dove diventa professore di fisica sperimentale e nella cui università venne costruita in suo onore l'Aula Volta per volere dell'imperatrice maria Teresa d'Austria. Nel frattempo si accresce sempre di più la notorietà di Volta che diviene membro delle maggiori società europee dell'ambito scientifico.
 
 
 
Tra le principali scoperte di Volta quella che forse ha avuto il maggiore peso storico è senza dubbio quella del gas metano nel 1776. In quegli anni Volta condusse degli esperimenti sulla chimica dei gas e quasi per caso si accorse di alcuni strani fenomeni di combustione di alcune sostanze nei pressi di una palude del fiume Lambro. Lo scienziato studio per molto tempo gli effetti di questo gas, soprattutto la sua infiammabilità, tanto da battezzarlo inizialmente "aria infiammabile di palude". Nel 1800 invece sviluppa l'invenzione per la quale è maggiormente ricordato, la Pila il primo generatore di energia elettrica della storia. Il suo funzionamento è dato dalla differenza di potenziale che si crea tra i vari strati della pila, in origine dischi di zinco e rame, separati tra loro da una sostanza acida.
 
 
 
Nel 1794 sposa Teresa Peregrini da cui ha tre figli: Zanino, Flaminio e Luigi. Nel 1809diventa senatore del Regno d'Italia e l'anno dopo Conte. Nel 1815, sotto l'impero Asburgico, gli viene conferito il titolo di Cavaliere dell'Ordine Imperiale Austriaco della Corona Ferrea. Nel 1819 si ritira a vita privata nella sua residenza di campagna a Camnago, a poco distanza da Como, dove passerà la sua vita fino al 5 marzo 1827, data della sua morte. Alessandro Volta è stato un grande scienziato, fisico autodidatta che rivoluzionò il mondo dell'elettricità con le sue macchine, teorie e scoperte al punto che Einstein considerava l'invenzione della pila come la "base fondamentale di tutte le invenzioni moderne"
 
 

Alessandro Manzoni: massimo esponente del romanticismo italiano

Ritratto di Alessandro manzoni di Francesco Hayez

Uno dei maggiori autori della letteratura italiana e forse il massimo esponente del nostro romanticismo.   Alessandro Manzoni  nacque a Milano nel 1785 dal nobiluomo Pietro e Giulia, la figlia di Cesare Beccaria. Fra il 1791 e il 1800 frequento i  collegi dei padri somaschi a Merate e a Lugano, successivamente quello dei  barnabiti a Milano. Quando uscì dal collegio aveva sedici anni con idee molto razionaliste. Si inserì  nell’ambiente culturale milanese del periodo napoleonico. Strinse un legame con i profughi napoletani Cuoco e Lomonaco e  frequentò poeti già noti come Foscolo e Monti. Nel frattempo la sua famiglia si sciolse, la madre si separò dal marito e si trasferì a Parigi con il nuovo compagno  Carlo Imbonati, e dopo la morte di quest’ultimo nel  1805, Alessandro si stabilì da lei in Francia. Questi anni  influirono concretamente sulla sua formazione culturale.


A Parigi frequentò ambienti intellettuali popolati da personaggi come Cabanys, Tracy, Thierry, di posizioni liberali e di forte rigore morale. Il rapporto più importante per il Manzoni fu quello stretto con Claude Fauriel: attraverso un fitto scambio epistolare durato qualche anno, a poco a poco, questi divenne per il  Manzoni un importante punto di riferimento nella sua attività di scrittore. Nel 1808 si sposò con Enrichetta una giovane residente a Milano, e il matrimonio contribuì a cambiare molto il Manzoni poiché totalmente rapito dall’affetto che provava per la moglie subì il suo  l'influsso  calvinista, esercitando dei mutamenti sulla sua vita religiosa.


La conversione dell'Innominato di Birelli Arcangiolo


Nel 1810 lo scrittore lasciò Parigi per tornare definitivamente a Milano. La sua visione della realtà era ormai completamente improntata al cattolicesimo. Il mutamento si ripercosse anche sulla sua attività letteraria: smise di comporre versi classici , (l’ultimo esemplare rimane Urania, un poemetto del 1809) per dedicarsi alla stesura degli Inni sacri ( 1812-1815), che aprirono la strada ad una successiva produzione di stampo romantico, storico e religioso
In quegli anni il Manzoni si accostò a suo modo alle tesi romantiche, vivendo il rapporto con il suo tempo interpretandone gli ideali e l’impegno morale, sempre  alla ricerca di una lingua “viva”. Si avvicinò al movimento romantico milanese e ne seguì gli sviluppi e le riunioni  ma non partecipò mai  alle polemiche con i classicisti e declinò perfino l’invito a partecipare al «Conciliatore». Il suo atteggiamento era analogo nei confronti della politica: seguì con entusiasmo gli avvenimenti del 1820-1821, ma non vi partecipò attivamente e non venne colpito dalla dura repressione austriaca che ne seguì. Sono questi gli anni in cui esplose la sua vena creativa  in cui nacquero le odi civili, la Pentecoste, le tragedie come Il conte di Carmagnola, Adelchi, le prime due stesure de I promessi Sposi , inizialmente intitolato Fermo e Lucia, le Osservazioni sulla morale cattolica, il Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia, ai saggi di teoria letteraria sulle unità drammatiche e sul Romanticismo.


La signora di Monza di Giuseppe Molteni


Successivamente la vita di Manzoni fu funestata da crisi epilettiche ed  una serie interminabile di lutti come la morte della moglie: la morte di Enrichetta lo colpì duramente. Nel 1837 si risposò con Teresa Borri Stampa, assai inferiore intellettualmente a lui , che morì poi nel 1861. Seguì con animo caldo il corso del Risorgimento, di cui condivise gli ideali e le speranze. Nel 1861 divenne senatore del Regno. Nel 1873 morì a Milano, ottantotto anni, nella casa di via del Morone, in seguito a una caduta che gli aveva provocato gravi sofferenze per due mesi. Gli furono tributati solenni funerali, alla presenza del principe ereditario Umberto. Verdi gli dedicò la sua Messa da Requiem al primo anniversario dalla morte.  

 
Pescarenico

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni...

 

 
Lago di Como : foto di Andrea Gatti


 

venerdì 15 febbraio 2013

Angelo Michele Colonna: Pittore figurista e quadraturista del seicento




 
Angelo Michele Colonna, noto anche come Michelangelo Colonna , nacque a Rovenna (frazione di Cernobbio) il 21 settembre  1604, figlio di  Giovanni e di  Caterina. Da ragazzo lavorò a Como sotto lo pseudonimo di Caprera e iniziò ad interessarsi al mondo dell’arte. Il padre si trasferì a Bologna per lavoro ed era contrario all’interesse per l’arte da parte del figlio. Vincendo l'opposizione paterna, Angelo Michele frequentò a Bologna la bottega del pittore Gabriele Ferrantini. Successivamente fu scoperto da Girolamo Curti, il caposcuola dei quadraturisti bolognesi e divenne suo collaboratore per completare la sua  prima impresa ovvero la decorazione della villa Paleotti a San Marino di Bentivoglio. Il Colonna  dipinse anche gli affreschi nel Palazzo Albergati a Bologna. Nel 1625, con  la collaborazione  di Ambrogi, affrescò Villa Malvezzi-Campeggi a Bagnarola di Budrio. Nel 1622 partecipò quindi a lavori nel casino Malvasia a Trebbo di Reno, durante i quali  venne colpito da una malattia che lo costrinse ad abbandonare momentaneamente l'attività. Nel 1625 il Colonna, raccomandato da Alessandro Tiarini, aiutò a decorare la volta della Chiesa di Sant’Alessandro a Parma.  Questa impresa gli conferì una precoce notorietà e sarà successivamente chiamato a Firenze  dal granduca Ferdinando II de' Medici nel 1633 e nel 1636. Nel 1626 collaborò con Lucio Massari e Francesco Gessi alla decorazione dell’Oratorio di San Rocco a Bologna. Successivamente nel 1627 dipinse la Chiesa di San Michele in Bosco. Da quest’anno in poi il Colonna  seguì come figurista il Curti a Ravenna, a Ferrara, a Parma nel 1628,  a Modena nel 1631-32 fino alla sua morte nel 1632.  Dopo la morte di Curti, nel 1632, Colonna diede inizio ad una lunga collaborazione (fino al 1660) con Agostino Mitelli. Una delle prime opere nate da questa  collaborazione è la decorazione prospettica di una sala del palazzo che il cardinale Bernardino Spada, che era stato legato a Bologna, aveva allora acquistato in Roma.  
 
 
 
 
Nel  1636 il Colonna si reca a Firenze per affrescare tre sale dell'appartamento estivo del granduca a palazzo Pitti , la cui decorazione era stata interrotta dalla morte del pittore fiorentino Giovanni da San Giovanni. Qui dipinse una sala da solo mentre nelle altre  intervenne anche il Mitelli. Nel 1646 Colonna e Mitelli decorarono il palazzo Estense di Sassuolo. Lavorarono anche alla volta del distrutto Oratorio di San Girolamo di Rimini. Colonna e Mitelli completarono nel 1657 un’ “Assunzione” nella cappella del Rosario della basilica di San Domenico a Bologna. Fra il 1653 e il 1658 toccò alla galleria che porta all'altare maggiore della Chiesa di San Michele in Bosco. Nel 1658, Colonna si recò in Spagna per lavorare alla Corte di Filippo IV. Per questo lavoro venne inizialmente contattato da Diego Velázquez. Ritornato in Italia, nel 1662 collaborò con il discepolo del  Mitelli Giacomo Alboresi  e continuò ad essere particolarmente attivo nella città di  Bologna e a Firenze.
 
 
 
 
Nel 1671 Colonna si recò a Parigi con Alboresi ed  ottenne commissioni a Versailles, che però furono interrotte da un litigio che segnò la fine della loro collaborazione. Tornò a Bologna nel 1673 e dovette cercarsi un altro quadraturista scegliendo un suo ex allievo  Gioacchino Pizzoli. Nel 1677, ormai famoso per i lavori fatti per i sovrani di Francia e Spagna il Colonna viene chiamato a Lucca Chierici regolari della Madre di Dio, per i quali decorò la tribuna della chiesa di Santa Maria Corteorlandini. Nella stessa città fu interpellato per la decorazione dell'abside del duomo e dipinse anche  la sala grande della villa Arnolfini di Gragnano. Divenuto cieco negli ultimi anni divita, il Colonna  cessò di dipingere, ma la tradizione gli assegna ancora la decorazione della cappella di villa Sampieri, a San Lazzaro, presso Bologna, risalente al 1680, forse il suo estremo lavoro.
 
 
In questa occasione egli si valse probabilmente una volta di più della collaborazione del Pizzoli, che quello stesso anno sarebbe partito per la Francia con un altro suo allievo, Alessandro Gherardini. Questo straordinario pittore cernobbiese nato nella piccola frazione di Rovenna morì a Bologna nel marzo del 1687.