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mercoledì 20 febbraio 2013

Piazza Risorgimento: il cuore di Cernobbio ("La Riva")


Cernobbio offre panorami mozzafiato.  La sua posizione strategica, la  bellezza  del lago di Como,  la sua gente e la sua storia rendono la cittadina amata e visitata da moltissimi turisti. Cernobbio è oggi riconosciuta come una rinomata località turistica di livello nazionale ed  internazionale. Ci sentiamo di dire che Piazza Risorgimento altrimenti conosciuta come “Riva” è il suo cuore..



Un’ampia piazza che si affaccia direttamente sul lago ed offre un panorama incantevole durante tutte le stagioni dell’anno. Un bellissimo imbarcadero in stile liberty, conservatosi magnificamente, offre un comodo servizio per raggiungere con il battello tutte le località più belle del lago. La portineria, anch’essa in stile liberty, di Villa Gastel che contribuisce all’arricchimento del  panorama rendendolo quasi da fiaba.



Non può certo passare inosservato  il Monumento ai Caduti, inaugurato il 18 marzo 1923,  che troneggia su tutta la piazza ed situato di fronte all’imbarcadero. L’opera è composta da  un gruppo di figure in bronzo dello scultore  Angelo Galli che rappresenta   le  principali tappe dell’unità dell’Italia. La statua è posta su un alto basamento di granito. Nel 1945 è stata aggiunta al monumento  una lapide in ricordo dei caduti della seconda Guerra Mondiale, e l’ultimo restauro del monumento è datato 1986.
 


Tutta la Riva è alberata e circondata da panchine per dedicarsi al relax lasciandosi rapire dalla bellezza  del luogo. Non può mancare uno spazio per i bambini .. in Riva  c’è  un parco giochi  dove i più piccoli possono giocare in sicurezza, mentre mamma e papà si godono un buon caffè in uno dei locali presenti in piazza. Sempre per i bambini segnaliamo la presenza di   una piccola giostra. Ovviamente non mancano i luoghi di ristoro: in Riva a Cernobbio sono presenti quattro bar ristoranti tutti con tavoli all’aperto, che accolgono migliaia di turisti e visitatori durante la bella stagione. Uno dei locali ha a disposizione una piscina aperta al pubblico durante l’estate. In “Riva” avrete anche la possibilità di noleggiare una barca per godervi una bella gita sul lago in libertà.

 

In questo luogo vi è anche la sede della Canottieri Cernobbio e di fronte ad essa un  molo ottocentesco datato 1878. Degna di nota anche la fontana, che spesso d’estate ospita una coppia di germani che sembrano essere a loro agio mentre si fanno fotografare dai turisti.
 

 
 

Sembra un’esclamazione esagerata , ma  passeggiare per la Riva, udire le risate gioiose dei bambini mentre giocano o danno da mangiare ai cigni e ai gabbiani al molo, incontrare le persone sorridenti a spasso con in proprio cane, sedersi su una panchina magari in compagnia di un buon libro e godere di uno dei panorami più belli del Mondo è un’esperienza molto appagante, appagante e straordinaria nella sua semplicità!!!! Una tappa obbligatoria per chi visita Cernobbio e non è così fortunato da potersi godere questo luogo magico ogni giorno… Prima di concludere segnaliamo una particolarità..
 
 
photo Andrea Gatti
 
 
Vicino all’imbarcadero abbiamo riscontrato qualcosa di particolare: nel 2006  lo scrittore  Federico Moccia fece conoscere al mondo, tramite l’uscita di un suo famoso libro (Ho voglia di te) un ponte di Roma  conosciuto come il  ponte degli innamorati per via dei lucchetti che le coppie attaccano a delle catene posizionate per questo scopo… Non sappiamo se si tratti dello  fenomeno, ma sono spuntati numerosi lucchetti anche in Riva a Cernobbio, che presumiamo siano stati lasciati come pegno d’amore eterno da giovani innamorati rapiti dal questo luogo romantico..
 



 

Durante il periodo estivo vengono organizzati eventi e serate in cui gustare piatti della cucina locale. Il più famoso è quello organizzato dalla Canottieri ed attira da sempre un gran numero di visitatori. Ricordiamo anche l’appuntamento fisso del mercoledì mattina con il mercato e la possibilità di parcheggiare le auto all’interno dello spazio pedonale.

 

 

 
 

martedì 19 febbraio 2013

Cernobbio: Chiesa di San Vincenzo


La chiesa di San Vincenzo, il patrono del paese, è sicuramente la più bella chiesa di Cernobbio e sorge nel cuore del centro storico della cittadina. Le sue origini sono molto antiche poiché venne rinvenuta la sua presenza sul territorio in un documento del XII secolo. Fu consacrata dal vescovo Giambattista Mugiasca tra il 1757 e il 1775. La facciata fu realizzata nel 1861 dell’architetto Giacomo Bussi in collaborazione e soprattutto grazie al contributo economico e morale del canonico di Sant’Ambrogio a Milano, don Gianorini che amava molto la bella città lariana . La facciata è in classico stile barocco, con un bellissimo gioco di colori che creano un bellissimo effetto: la purezza dell’intonaco beige che si sposa con il rosso delle decorazioni in cotto.





Nelle due nicchie che ornano il portale sono rappresentati San Costantino e Sant’Ippolito. Entrando nell’edificio a sinistra dell’ingresso vi era l’antico battistero. Il fonte fu rimosso e posto, da don Umberto Marmori, in giardino per portare tutte le celebrazioni alla chiesa del Santissimo Redentore. L’altare laterale destro accoglie una statua in gesso della Madonna Addolorata databile agli inizi del Novecento, proveniente dalla nuova chiesa del Santissimo Redentore a Cernobbio.
L’altare di sinistra è settecentesco. La volta della chiesa è affrescata divinamente dai pittori Lietti e Torildo Conconi con una Gloria di Angeli e con i Quattro Evangelisti. La volta del presbiterio è invece decorata con la Santissima Trinità adorata da San Vincenzo e le pareti con Episodi della vita di San Vincenzo e San Lorenzo. L’altare della chiesa è in legno dipinto e costituisce una copia dell’originale che andò distrutto nel 1978 a causa di un incendio. Una bellissima statua raffigurante la Madonna del Rosario del Seicento è posizionata nella nicchia centrale opera del comasco Giovanni Gaffuri detto il Vecchio, un artista, scultore ed intagliatore molto attivo nel territorio comasco. Sul fondo della navata sono collocate altre due statue di fine Ottocento: Sant’Abbondio e Sant’Ambrogio. Oltre alle numerose opere d’arte è di proprietà della Chiesa anche un Crocefisso databile agli inizi del Cinquecento da utilizzare in processione opera di uno degli orafi più famosi del tempo: Francesco di Ser Gregorio da Gravedona, appartenente alla famiglia dei discendenti di Ser Gregorio da Canova.



La preziosa Croce processionale è datata 1508 e possiamo risalire con facilità alla data poiché questo gioiello ha molte analogie con un’altra Croce fatta dallo stesso orafo destinata alla prepositurale di S. Vincenzo in Gravedona; rubata e distrutta nel 1920 dove è però presente una documentazione fotografica. Si è potuto così riscontrare le analogie formali tra le due opere. Anche l’organo, posto nella controfacciata è un’opera d’arte realizzato della casa organaria Bernasconi, fornitrice ufficiale del Duomo di Milano. San Vincenzo è stata la chiesa parrocchiale di Cernobbio fino al 1935 quando il titolo passò alla nuova chiesa del SS Redentore. A lato della chiesa antica è rimasta la canonica del prevosto. La chiesa ha subito un intervento di restauro al campanile nel 2005. Ricordiamo che san Vincenzo si trova nel centro storico a pochi passi dal lago e sicuramente merita una visita da parte degli amanti dell’arte e non solo..


 

domenica 17 febbraio 2013

Alessandro Volta : uno dei fisici più famosi d'Europa


Il conte Alessandro Volta nasce a Como il 17 Febbraio del 1745 e vive gli anni della sua infanzia e dell'adolescenza nella villa che attualmente è situata in città. Sin da giovane si avvicina agli studi scientifici e scopre un'innata passione per lo studio dell'elettricità, tanto da scrivere nel 1763, all'età di 18 anni, i suoi primi saggi sull' elettrologia. All'età di 30 anni, nel 1775, diviene professore di fisica sperimentale al Liceo Ginnasio Statale di Como. Nello stesso anno costruisce l'elettroforo, un rudimentale dispositivo che consentiva di trasferire cariche elettrostatiche per induzione e sfregamento. Nel 1778 si trasferisce a Pavia dove diventa professore di fisica sperimentale e nella cui università venne costruita in suo onore l'Aula Volta per volere dell'imperatrice maria Teresa d'Austria. Nel frattempo si accresce sempre di più la notorietà di Volta che diviene membro delle maggiori società europee dell'ambito scientifico.
 
 
 
Tra le principali scoperte di Volta quella che forse ha avuto il maggiore peso storico è senza dubbio quella del gas metano nel 1776. In quegli anni Volta condusse degli esperimenti sulla chimica dei gas e quasi per caso si accorse di alcuni strani fenomeni di combustione di alcune sostanze nei pressi di una palude del fiume Lambro. Lo scienziato studio per molto tempo gli effetti di questo gas, soprattutto la sua infiammabilità, tanto da battezzarlo inizialmente "aria infiammabile di palude". Nel 1800 invece sviluppa l'invenzione per la quale è maggiormente ricordato, la Pila il primo generatore di energia elettrica della storia. Il suo funzionamento è dato dalla differenza di potenziale che si crea tra i vari strati della pila, in origine dischi di zinco e rame, separati tra loro da una sostanza acida.
 
 
 
Nel 1794 sposa Teresa Peregrini da cui ha tre figli: Zanino, Flaminio e Luigi. Nel 1809diventa senatore del Regno d'Italia e l'anno dopo Conte. Nel 1815, sotto l'impero Asburgico, gli viene conferito il titolo di Cavaliere dell'Ordine Imperiale Austriaco della Corona Ferrea. Nel 1819 si ritira a vita privata nella sua residenza di campagna a Camnago, a poco distanza da Como, dove passerà la sua vita fino al 5 marzo 1827, data della sua morte. Alessandro Volta è stato un grande scienziato, fisico autodidatta che rivoluzionò il mondo dell'elettricità con le sue macchine, teorie e scoperte al punto che Einstein considerava l'invenzione della pila come la "base fondamentale di tutte le invenzioni moderne"
 
 

Alessandro Manzoni: massimo esponente del romanticismo italiano

Ritratto di Alessandro manzoni di Francesco Hayez

Uno dei maggiori autori della letteratura italiana e forse il massimo esponente del nostro romanticismo.   Alessandro Manzoni  nacque a Milano nel 1785 dal nobiluomo Pietro e Giulia, la figlia di Cesare Beccaria. Fra il 1791 e il 1800 frequento i  collegi dei padri somaschi a Merate e a Lugano, successivamente quello dei  barnabiti a Milano. Quando uscì dal collegio aveva sedici anni con idee molto razionaliste. Si inserì  nell’ambiente culturale milanese del periodo napoleonico. Strinse un legame con i profughi napoletani Cuoco e Lomonaco e  frequentò poeti già noti come Foscolo e Monti. Nel frattempo la sua famiglia si sciolse, la madre si separò dal marito e si trasferì a Parigi con il nuovo compagno  Carlo Imbonati, e dopo la morte di quest’ultimo nel  1805, Alessandro si stabilì da lei in Francia. Questi anni  influirono concretamente sulla sua formazione culturale.


A Parigi frequentò ambienti intellettuali popolati da personaggi come Cabanys, Tracy, Thierry, di posizioni liberali e di forte rigore morale. Il rapporto più importante per il Manzoni fu quello stretto con Claude Fauriel: attraverso un fitto scambio epistolare durato qualche anno, a poco a poco, questi divenne per il  Manzoni un importante punto di riferimento nella sua attività di scrittore. Nel 1808 si sposò con Enrichetta una giovane residente a Milano, e il matrimonio contribuì a cambiare molto il Manzoni poiché totalmente rapito dall’affetto che provava per la moglie subì il suo  l'influsso  calvinista, esercitando dei mutamenti sulla sua vita religiosa.


La conversione dell'Innominato di Birelli Arcangiolo


Nel 1810 lo scrittore lasciò Parigi per tornare definitivamente a Milano. La sua visione della realtà era ormai completamente improntata al cattolicesimo. Il mutamento si ripercosse anche sulla sua attività letteraria: smise di comporre versi classici , (l’ultimo esemplare rimane Urania, un poemetto del 1809) per dedicarsi alla stesura degli Inni sacri ( 1812-1815), che aprirono la strada ad una successiva produzione di stampo romantico, storico e religioso
In quegli anni il Manzoni si accostò a suo modo alle tesi romantiche, vivendo il rapporto con il suo tempo interpretandone gli ideali e l’impegno morale, sempre  alla ricerca di una lingua “viva”. Si avvicinò al movimento romantico milanese e ne seguì gli sviluppi e le riunioni  ma non partecipò mai  alle polemiche con i classicisti e declinò perfino l’invito a partecipare al «Conciliatore». Il suo atteggiamento era analogo nei confronti della politica: seguì con entusiasmo gli avvenimenti del 1820-1821, ma non vi partecipò attivamente e non venne colpito dalla dura repressione austriaca che ne seguì. Sono questi gli anni in cui esplose la sua vena creativa  in cui nacquero le odi civili, la Pentecoste, le tragedie come Il conte di Carmagnola, Adelchi, le prime due stesure de I promessi Sposi , inizialmente intitolato Fermo e Lucia, le Osservazioni sulla morale cattolica, il Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia, ai saggi di teoria letteraria sulle unità drammatiche e sul Romanticismo.


La signora di Monza di Giuseppe Molteni


Successivamente la vita di Manzoni fu funestata da crisi epilettiche ed  una serie interminabile di lutti come la morte della moglie: la morte di Enrichetta lo colpì duramente. Nel 1837 si risposò con Teresa Borri Stampa, assai inferiore intellettualmente a lui , che morì poi nel 1861. Seguì con animo caldo il corso del Risorgimento, di cui condivise gli ideali e le speranze. Nel 1861 divenne senatore del Regno. Nel 1873 morì a Milano, ottantotto anni, nella casa di via del Morone, in seguito a una caduta che gli aveva provocato gravi sofferenze per due mesi. Gli furono tributati solenni funerali, alla presenza del principe ereditario Umberto. Verdi gli dedicò la sua Messa da Requiem al primo anniversario dalla morte.  

 
Pescarenico

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, tra un promontorio a destra e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni...

 

 
Lago di Como : foto di Andrea Gatti


 

venerdì 15 febbraio 2013

Angelo Michele Colonna: Pittore figurista e quadraturista del seicento




 
Angelo Michele Colonna, noto anche come Michelangelo Colonna , nacque a Rovenna (frazione di Cernobbio) il 21 settembre  1604, figlio di  Giovanni e di  Caterina. Da ragazzo lavorò a Como sotto lo pseudonimo di Caprera e iniziò ad interessarsi al mondo dell’arte. Il padre si trasferì a Bologna per lavoro ed era contrario all’interesse per l’arte da parte del figlio. Vincendo l'opposizione paterna, Angelo Michele frequentò a Bologna la bottega del pittore Gabriele Ferrantini. Successivamente fu scoperto da Girolamo Curti, il caposcuola dei quadraturisti bolognesi e divenne suo collaboratore per completare la sua  prima impresa ovvero la decorazione della villa Paleotti a San Marino di Bentivoglio. Il Colonna  dipinse anche gli affreschi nel Palazzo Albergati a Bologna. Nel 1625, con  la collaborazione  di Ambrogi, affrescò Villa Malvezzi-Campeggi a Bagnarola di Budrio. Nel 1622 partecipò quindi a lavori nel casino Malvasia a Trebbo di Reno, durante i quali  venne colpito da una malattia che lo costrinse ad abbandonare momentaneamente l'attività. Nel 1625 il Colonna, raccomandato da Alessandro Tiarini, aiutò a decorare la volta della Chiesa di Sant’Alessandro a Parma.  Questa impresa gli conferì una precoce notorietà e sarà successivamente chiamato a Firenze  dal granduca Ferdinando II de' Medici nel 1633 e nel 1636. Nel 1626 collaborò con Lucio Massari e Francesco Gessi alla decorazione dell’Oratorio di San Rocco a Bologna. Successivamente nel 1627 dipinse la Chiesa di San Michele in Bosco. Da quest’anno in poi il Colonna  seguì come figurista il Curti a Ravenna, a Ferrara, a Parma nel 1628,  a Modena nel 1631-32 fino alla sua morte nel 1632.  Dopo la morte di Curti, nel 1632, Colonna diede inizio ad una lunga collaborazione (fino al 1660) con Agostino Mitelli. Una delle prime opere nate da questa  collaborazione è la decorazione prospettica di una sala del palazzo che il cardinale Bernardino Spada, che era stato legato a Bologna, aveva allora acquistato in Roma.  
 
 
 
 
Nel  1636 il Colonna si reca a Firenze per affrescare tre sale dell'appartamento estivo del granduca a palazzo Pitti , la cui decorazione era stata interrotta dalla morte del pittore fiorentino Giovanni da San Giovanni. Qui dipinse una sala da solo mentre nelle altre  intervenne anche il Mitelli. Nel 1646 Colonna e Mitelli decorarono il palazzo Estense di Sassuolo. Lavorarono anche alla volta del distrutto Oratorio di San Girolamo di Rimini. Colonna e Mitelli completarono nel 1657 un’ “Assunzione” nella cappella del Rosario della basilica di San Domenico a Bologna. Fra il 1653 e il 1658 toccò alla galleria che porta all'altare maggiore della Chiesa di San Michele in Bosco. Nel 1658, Colonna si recò in Spagna per lavorare alla Corte di Filippo IV. Per questo lavoro venne inizialmente contattato da Diego Velázquez. Ritornato in Italia, nel 1662 collaborò con il discepolo del  Mitelli Giacomo Alboresi  e continuò ad essere particolarmente attivo nella città di  Bologna e a Firenze.
 
 
 
 
Nel 1671 Colonna si recò a Parigi con Alboresi ed  ottenne commissioni a Versailles, che però furono interrotte da un litigio che segnò la fine della loro collaborazione. Tornò a Bologna nel 1673 e dovette cercarsi un altro quadraturista scegliendo un suo ex allievo  Gioacchino Pizzoli. Nel 1677, ormai famoso per i lavori fatti per i sovrani di Francia e Spagna il Colonna viene chiamato a Lucca Chierici regolari della Madre di Dio, per i quali decorò la tribuna della chiesa di Santa Maria Corteorlandini. Nella stessa città fu interpellato per la decorazione dell'abside del duomo e dipinse anche  la sala grande della villa Arnolfini di Gragnano. Divenuto cieco negli ultimi anni divita, il Colonna  cessò di dipingere, ma la tradizione gli assegna ancora la decorazione della cappella di villa Sampieri, a San Lazzaro, presso Bologna, risalente al 1680, forse il suo estremo lavoro.
 
 
In questa occasione egli si valse probabilmente una volta di più della collaborazione del Pizzoli, che quello stesso anno sarebbe partito per la Francia con un altro suo allievo, Alessandro Gherardini. Questo straordinario pittore cernobbiese nato nella piccola frazione di Rovenna morì a Bologna nel marzo del 1687.

Leggende del Lago di Como: la Bella Ghita


Ghita, nomignolo derivato dal diminutivo di Margherita,  era una bella e brava ragazza di Moltrasio. Un giorno si recò a Cernobbio  a trovare dei parenti e si trattenne da loro per cena per godere di un’ottima compagnia e scambiare quattro chiacchiere davanti ad un buon piatto di polenta fumante. Il buio era ormai calato sul territorio lariano e la bella Ghita si diresse verso casa, La giovane accompagnata per un pezzo di strada dai parenti, fino alla punta del Pizzo per poi proseguire in solitudine. .  Ad un tratto udì qualcuno  fischiettare e la giovane pensò che fosse il suo fidanzato Tonio che le stava andando  incontro per non farla rincasare da sola. Purtroppo un’amara sorpresa si rivelò alla fanciulla poiché non incontrò l’amato, ma si imbatté in Tita, un poco di buono  che era in giro a quell’ora tarda. Il mascalzone importunò la giovane. La ragazza cercò di sfuggire al losco individuo e si lanciò in uno dei burroni in mezzo alle sterpaglie pregando la Madonna per essere salvata. Il balordo la seguì e caddero entrambi nel dirupo che scendeva verso il lago. Miracolosamente le vesti della bella Ghita si impigliarono nei rami di una pianta che ne impedirono la caduta. Mentre una ben più triste sorte toccò al Tita che precipitò nelle oscure acque del Lago e non riemerse più. La bella Ghita cominciò a gridare e fu portata in salvo dal suo fidanzato. La leggenda vuole che in quel funesto luogo venne vista in seguito una fiamma tremolante che fu definita come l’anima dannata dell’uomo malvagio.

Tra leggenda e realtà  la cornaca affermo’ che nel 1946 una medium avrebbe predetto l’apparizione del fantasma di Ghita e sembra che questo fatto sia veramente avvenuto.. Fu avvistata una leggiadra creatura con un lenzuolo candido e ondeggiante che si mostrò per oltre dieci minuti e sembra che il quodiano che all’epoca pubblico’ la notizia fosse in possesso anche di un reperto fotografico.  

Questa storia fu raccontata   per la prima volta da un barcaiolo soprannominato il “Bellasio” allo scrittore e patriota italiano Pier Antonio Curti che la leggenda nel suo libro Il lago di Como e il Pian d’Erba (1872).

La bellezza del lago di como e del suo territorio e’ fatta anche di questo.. leggende antiche che contribuiscono ad accrescere un alone di mistero a luoghi dalla  bellezza concreta.
 

Villa Pliniana: misteriosa bellezza sul lago di Como


La storica Villa Pliniana, la cui costruzione iniziò nel 1573, si trova nella zona occidentale del lago di Como, poco distante da Cernobbio. Il suo nome  deriva da una fonte che per la prima volta fu studiata dagli scrittori Plinio il Vecchio e  Plinio il Giovane. La sorgente  scaturisce da una grotta interna situata nel  corpo principale della villa e ha una peculiarità davvero curiosa ovvero l’intermittenza del suo getto, uno strano  fenomeno che  fu studiato anche da  Leonardo da Vinci. La villa è stata visitata da numerosi personaggi illustri del passato come  Napoleone, Shelley, Stendhal, Foscolo, Rossini Fogazzaro, Byron, Bellini e  Churchill. Villa Pliniana gode di posizione e privacy uniche essendo situata in un’insenatura boscosa sul lago, la sua ricca storia e la sua fama ne fanno un luogo di attrazione per la vita culturale e sociale. È una delle ville più famose del lago, appartata ed austera gode di posizione e privacy uniche e la sua ricca storia e la sua fama ne fanno un luogo di attrazione davvero unico. L’edificio è imponente e dall’aspetto sinistro e misterioso. Il modo migliore per ammirarla è dal lago su una barca e noterete quando vi avvicinerete che su tutta la struttura gravi un alone di insolita inquietudine. Una perfetta dimora per gli spiriti che le leggende ricordano come disturbatori del primo proprietario della Pliniana il  conte Giovanni Anguissola , rifugiatosi sul Lario  dopo aver preso parte a una  congiura  in cui venne ucciso Pier Luigi Farnese. Successivamente la villa fu venduta al conte Pirro Visconti Borromeo, ma i primi lavori di restauro vennero fatti dai Canarisi e dal principe Emilio Barbiano di Belgioioso. La villa, tutt’ora disabitata, appartiene dal 1983 alla Società Immobiliare Pliniana, che ne ha iniziato un lento lavoro di restauro storico. La sua destinazione è incerta: scartata l’idea di trasformarla in convento, si pensa di adibirla ad un centro studi. La villa presenta una  grandiosa facciata sulla quale si allineano quattro ordini di finestre e al centro un portico a tre arcate. Il piano nobile è caratterizzato da un'elegante loggia mentre tra le sale interne sorge l’elegante l salone principale con uno splendido soffitto a lacunari ottagonali di legno scolpito e  dorato e un pregevole  "Ritratto di Cristina di Belgioioso", opera del grande  Francesco Hayez (Venezia, 1791-1882).

 

sabato 9 febbraio 2013

Michelangelo Merisi: un rapido sguardo alla sua vita tormentata

Caravaggio ha sempre fatto parlare di sé : in passato, nel presente e sicuramente nel futuro...
 

Michelangelo Merisi nacque nel 1571. Perse il padre prematuramente e successivamente anche la madre all’età di vent’anni. Non è certo se il luogo di nascita del pittore sia stato Caravaggio o un paese in provincia di Bergamo, dove si era trasferita la famiglia per scappare dalla peste, in ogni caso lui si “firmò” sempre come  Michelangelo Merisi da Caravaggio e  per questo motivo è conosciuto semplicemente come il “Caravaggio”. Nel 1592 lasciò definitivamente la Lombardia e si trasferì a Roma dove diventò apprendista presso la bottega di Lorenzo il Siciliano e Antiveduto Grammatica per cercare nuovi stimoli, ma ambedue si rivelarono poco gratificanti sia artisticamente che economicamente. Caravaggio aveva in sé il dono della pittura e con questa esperienza  imparò  a dipingere velocemente ed in serie. A 23 anni entrò nella bottega di un altro pittore molto famoso ed apprezzato a Roma : il  Cavalier d’Arpino, e durante questa esperienza il Caravaggio si dedicò molto alle pitture morte ed ai fiori. L’idilliaco momento non durò a lungo a causa del brutto carattere del Caravaggio che si scontrò più volte con il suo maestro. L’anno della svolta fu  1595 quando  Caravaggio  conobbe il Cardinale Francesco Maria del Monte che notò immediatamente la qualità e le doti artistiche del giovane pittore ed offrì la sua preziosa protezione verso il suo pupillo. Grazie a questo incontro,  Caravaggio ottenne numerose committenze sia private che pubbliche e la sua fama si diffuse in tutta la  capitale. Il rapporto di Caravaggio con i soggetti sacri commissionati dalla chiesa fu  sempre burrascoso a causa della sua indole irrequieta e  moltissime pale d’altare e opere a tema sacro che gli erano state commissionate furono poi rifiutate suscitando scalpore e risentimento. Il suo carattere ancora una volta mise freno alla  sua attività artistica e le sue abitudini e frequentazioni di taverne e luoghi malfamati lo misero al centro di risse e problemi. Il Caravaggio non era uomo da tirarsi indietro di fronte ad una disputa e si trovo spesso in situazioni spiacevoli che riuscì a risolvere grazie all’intervento di qualche amico potente. Purtroppo l’esito di un ennesima rissa nel 1606 non fu delle migliori: Caravaggio rimase ferito ma uccise un uomo: Ranuccio Tommasoni. Accusato di omicidio venne condannato alla decapitazione, così dovette fuggire a Napoli per evitare la morte. Successivamente nel 1607 Caravaggio partì per Malta, ma poco dopo fu espluso dal territorio a causa della condanna a morte che pendeva sulla sua testa. Caravaggio fu definito come un uomo  foetidum et putridum”( fetido e putrido) e fu espluso da Malta.
 
Subito dopo nei due anni successivi andò in Sicilia dove fu aiutato a trovare lavoro dall’amico Marco Minniti. Caravaggio era estremamente inquieto per il peso della sua condanna che dava diritto a chiunque di decapitarlo. Lasciò la Sicilia per tornare a Napoli ospite della marchesa Colonna. In questo periodo viene a sapere della possibilità di cancellazione della condanna da parte del Santo Padre Paolo V così si imbarcò su una nave per Porto Ercole deciso ad incontrare il Papa portando con se una tela come merce di scambio, ma purtroppo venne arrestato erroneamente. Caravaggio aveva l’assoluto bisogno di recuperare il suo bagaglio compresa la tela per la sua definitiva libertà: un'opera, il "San Giovanni Battista" (della Borghese) in cambio della revoca della pena di morte; pertanto, quella cassa  era da recuperare assolutamente. Quando gli Orsini lo liberarono, fornirono al Caravaggio una loro imbarcazione con marinai per giungere a Porto Ercole per recuperare le sue cose, l'artista giunse mentre la nave stava ripartendo riportando a Napoli i suoi averi. In preda alla febbre e alla disperazione per veder svanire le sue speranze di salvezza, Caravaggio vagò delirante sulla spiaggia di Porto Ercole  e morì delirante il 18 luglio 1610. Aveva 39 anni. Pochi giorni dopo, giunse a Napoli la lettera, il condono papale che lo sollevava dalla sua condanna. Interessanti gli studi condotti recentemente dal prof Vincenzo Pacelli , grande esperto del Merisi, il quale  supportato da documenti dell'archivio di Stato e dell'Archivio Vaticano,  sposta nella laziale Palo il luogo della morte del grande artista per mano di emissari dei  cavalieri di Malta con il ''tacito assenso della Curia Romana''.
 
 
Ancor più recente l’ultime notizie in merito al Merisi arrivano da Milano con i  100 disegni del  Fondo Peterzano del Castello Sforzesco attribuiti al Caravaggio da due esperti bresciani. La notizia dell'attribuzione dei disegni ad un giovane  Michelangelo Merisi ha fatto il giro del mondo, destando  curiosità  e  l'indignazione da parte del  mondo accademico. Questa vicenda ha portato allo scoperto ad un altro  grande ed esperto critico d’arte bresciano, il dr.  Davide Dotti che si è opposto in prima persona esponendo la propria versione appoggiata e condivisa da moltissimi esperti. Davide Dotti è molto esperto di paesaggi e vedute lombarde del Seicento, non che scopritore di un Guercino inedito ed ha presentato prove inequivocabili che fanno cadere ogni sospetto.  Non si tratta di Caravaggio! Successivamente un altro pool di esperti di fama nazionale ed internazionale hanno preso in esame la vicenda confermando che non si tratta di opere del  Caravaggio e  il Comune di Milano ha deciso di presentare  una doppia denuncia contro gli autori dell’allarme sui disegni del  Merisi  spacciati per buoni.
 
Il critico d'arte Davide Dotti
 
 
un articolo riguardante la vicenda dei disegni del Castello Sforzesco

venerdì 8 febbraio 2013

Mario Radice: grande esponente dell'astrattismo italiano


Mario Radice nasce a Como il 10 agosto 1898 ed  è sicuramente uno degli esponenti più importanti  dell'astrattismo italiano degli anni Trenta e Quaranta e il  capofila del gruppo degli astrattisti comaschi. *Esemplare maestro di un astrattismo integrale, in cui i fattori geometrici posseggono grandissima, ma non esclusiva importanza, Mario Radice è artista di coerenza e dirittura morale ed estetica assolute. Dopo un periodo di sperimentazioni futuristiche superò i limiti provinciali entro cui la seconda fase di quel movimento si andava rinchiudendo, per accogliere le istanze neoplastiche in parallelo con quanto Terragni, nella stessa Como, operava con le sue geniali innovazioni architettoniche. Mondrian fu per lui pretesto di ulteriori conquiste artistiche, ma che non condizionarono la sua personalità. Infatti Radice pur nel rigore d’una composizione a stretti incastri geometrici ha saputo inserire il valore dello spazio evocato da una luce che filtra attraverso gli armoniosi ritmi geometrici a sottolineare una presenza emotiva che non si placa in stesure cromatiche pure, ma sottintende una vibrazione delle superfici e un’articolazione degli elementi in una profondità articolata secondo una cadenza sonora, lirica.*
 


Dai primi anni ’30 si lega agli architetti Terragni, Cereghini, Lingeri Sartoris,Cattaneo e al pittore Manlio Rho.
Con Bardi e Bontempelli fonda nel 1933 la rivista” Quadrante” e nel 1938 con Terragni e Ciliberti il gruppo e la rivista “ Valori primordiali”.
Nel 1934 si fa intensa la frequentazione con la Galleria Milione di Milano, dove stringe amicizia con Reggiani, Ghiringhelli, Bogliardi, Soldati, Fontana e Melotti.
Tra il 1934 e il 1936 esegue le decorazioni per la Casa del Fascio di Como progettata da Giuseppe Terragni e nel 1936 promuove con Manlio Rho e Alberto Sartoris la Mostra di pittura moderna presso Villa Olmo, a Como, dove viene dato ampio spazio all’arte astratta italiana di quell’epoca.
Con Cesare Cattaneo progetta  la fontana di Camerlata che viene provvisoriamente posta, in occasione della VI Triennale, nel Parco Sempione a Milano e che sarà collocata alle porte di Como solo nel 1962.
Negli anni ’40 è ospite quasi fisso alla Biennale internazionale di Venezia e collabora



 

alla fondazione del M.A.C. (Movimento Arte Concreta). Nel frattempo si cimenta anche

nell’attività di critico d’arte per alcuni quotidiani e tiene lezioni private di disegno Negli anni ’60 e ’70 tiene numerosissime mostre presso le più importanti gallerie d’arte italiane, realizza bassorilievi, affreschi e vetrate per numerose chiese, partecipa ad altrettante numerose esposizioni d’arte italiana all’estero e tiene diversi interventi e cicli
di lezioni presso convegni, circoli culturali e accademie, oltre che curare e promuovere

mostre di giovani artisti lombardi.

Muore a Como il 25 luglio 1987


 

*int. Pr. Monteverdi*

Carla Badiali: grande astrattista comasca


Carla Badiali nasce a Novedrate (CO) nel 1907 da Rosa Molteni ed Ettore, e sin da piccola coltiva la passione per la pittura ad olio. Studia dapprima in Francia, a Saint-Etienne,  dove la pittrice risiederà a lungo dedicandosi, fin dagli anni della fanciullezza a coltivare le arti, dalla pittura alla musica. Continua successivamente gli studi in Italia, a Como, dove segue i corsi di disegno artistico presso l’Istituto Nazionale  Setificio. Dopo gli esordi pittorici in ambito novecentista la Badiali si avvicina ben presto, agli inizi degli anni Trenta, intorno al 1933, all’astrattismo e, parallelamente all’attività pittorica, si dedica intensamente all’arte applicata nel campo del disegno tessile coordinando anche uno dei maggiori laboratori specializzati nel settore.
 

L’adesione della pittrice alle esperienze non figurative la pone ad affiancarsi al ristretto gruppo  di quegli astrattisti (Rho, Radice ..) che sin dal quarto decennio del secolo seppero ribellarsi alla retorica dell’arte  ufficiale  per realizzare una pittura  che trovasse in sé stessa le proprie ragioni di vita., senza alcun intento narrativo e tanto meno celebrativo. Idealmente derivato da Mondrian e perciò da porsi anche in relazione con un certo tipo di architettura, caratterizza la pittura della Badiali che rimane un esempio di realizzazione geometrica attuata con esemplare nitore cromatico ed etico.
 


Nel 1940 sottoscrive il “ Manifesto del Gruppo primordiali futuristi Sant’Elia”. Nel 1941 è presente, insieme al gruppo futurista della seconda generazione, alla III Mostra del Sindacato nazionale delle Belle Arti al Palazzo dell’Arte di Milano e durante l’anno seguente espone alla XXIII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove tornerà di nuovo nel dopoguerra, nel 1966, in occasione della rassegna Aspetti del primo astrattismo italiano - Milano - Como 1930-40 e, nel 1943, alla IV Quadriennale nazionale d’arte di Roma.
Tra il 1944 e il 1960 la sua attività espositiva subisce un calo a causa della guerra alla quale partecipa attivamente alla Resistenza, e degli impegni familiari, ma riprende in grande spolvero con la partecipazione del 1966 alla mostra dedicata al primo astrattismo milanese e comasco, allestita per la XXXIII Biennale di Venezia.